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Agosto: le novita’ musicali che accompagnano l’estate

(unipd.it/vivipadova) di Carlo Mezzalira

Ballare d’architettura #14

‘Parlare di musica e’ come ballare d’architettura’ diceva Frank Zappa. Ecco quindi un paio di recensioni e qualche

consiglio sulle novita’ discografiche piu’ interessanti dell’ultimo mese per accompagnare la fine di questa sessione estiva.

The Chemical Brothers – Born in the echoes – 8.5/10

Se si dovessero descrivere i Chemical Brothers con una sola parola questa sarebbe ‘camaleontici’. In vent’anni esatti di carriera discografica (1995 – 2015) il duo di Manchester ha coperto i piu’ disparati sottogeneri della musica elettronica, diventando un nome fondamentale per la scena big beat inglese degli anni Novanta, grazie a pietre miliari come Dig your own hole (1997) e Surrender (1999). L’elettronica piu’ accattivante si unisce al pop di facile ascolto, per poi addirittura scavalcare ogni barriera, com’era successo con We are the night (2007), lavoro sperimentale che sfiora sonorita’ psichedeliche e krautrock.

Nel corso degli anni i Chemical Brothers hanno messo d’accordo sia gli ascoltatori piu’ sofisticati che gli amanti della discoteca, grazie a ottime produzioni pop contaminate da elementi colti che tornano anche in quest’ultimo Born in the echoes, dove hit da classifica (Sometimes I feel so deserted, Go, Wide open), coinvolgenti, mai banali e che sfruttano alla perfezione i vari ospiti coinvolti (St. Vincent, Q-Tip, Beck), si alternano senza troppa difficolta’ a una serie di viaggi ipnotici ricchi di loop e sintetizzatori (Eml ritual, Just bang) e a qualche incredibile ibrido (Under neon lights, Taste of honey, Born in the echoes), lasciando ampio spazio a un irresistibile mood acido e psichedelico riportato in vita da un sound moderno (I’ll see you there).

Born in the echoese’ il tipico viaggio firmato Chemical Brothers, un disco irresistibile adatto alle piu’ svariate occasioni e che scorre alla perfezione dalla prima all’ultima traccia, regalandoci scenari unici. Un gioiellino che non sfigurerebbe se affiancato alle produzioni degli anni Novanta del duo inglese. Da ascoltare tutto d’un fiato.

Rancore & Dj Myke – S.u.n.s.h.i.n.e. – 8/10

Cio’ che colpisce della discografia di Rancore & Dj Mykee’ come ogni nuovo lavoro sia concatenato con il suo predecessore. Con i precedenti tre album il duo ha costruito una sorta di concept dove Acustico (2010) rappresenta la nascita del suono, Elettrico (2011) la sua evoluzione e Silenzio (2012) la fine (o un nuovo inizio). Dopo aver clamorosamente offerto in freedownload la loro intera discografia, la coppia pubblica, sempre gratuitamente, un nuovo Ep: S.u.n.s.h.i.n.e., la cui title-track a sua volta rimanda a una vecchia canzone dei due: D.a.r.k.n.e.s.s.

Se D.a.r.k.n.e.s.s. era diretta nei contenuti, violenta nelle sonorita’ e scarna nell’arrangiamento, S.u.n.s.h.i.n.e. si presenta invece piu’ ermetica e articolata. Un lento crescendo che si arricchisce gradualmente raggiungendo un climax finale e che non funge da semplice tappeto per le parole. Il testo presenta riferimenti a una luce quasi divina ‘Tu non devi venerare il sole, ma la luce che vedi!’ e sfrutta incastri di parole che possono assumere diversi significati ma che senza dubbio inquadrano un panorama musicale decaduto, in grado di vendere mediocrita’ ben confezionata ‘Fate ridere! Belle rime! Ma quand’e’ che inizi a scrivere?’. La lunghezza e la struttura di S.u.n.s.h.i.n.e, come l’idea di distribuire il disco in formato digitale gratuitamente, si possono considerare come una ferma presa di posizione, un distacco totale da cio’ che e’ diventato il genere rap negli ultimi anni. ‘Ritornello stupido e vedrai come lo spingono!’ rappava Il Principe qualche anno fa e oggi Rancore si sofferma sul medesimo tema (Tattattira) creando una parodia del mercato musicale, per poi mostrare da dove nasce la vera musica rap con The best of, un ‘assolo’ di Dj Myke ricco di citazioni.

‘Questo rap e’ la cosa piu’ sbagliata che la musica italiana potesse fare’ gridava Rancore in D.a.r.k.n.e.s.s. e non si puo’ negare che l’hip hop italiano sia ormai un lontano ricordo. Il rape’ diventato un fenomeno commerciale, i beatmaker creano canzoni pop, le rime perdono ogni significato e i ritornelli vengono cantati con l’auto-tune. Fortunatamente ci sono Rancore e Dj Myke che tengono alto il nome di un’intera cultura, senza risparmiarsi addirittura qualche sperimentazione, si spera quindi che continuino a ‘colpire in profondita” ancora per molto.

Si consiglia anche:

  • Corpo-Mente – Corpo-Mente
  • Injury Reserve – Live from the dentist office
  • Everything Everything – Get to heaven
  • Ghostface Killah & Adrian Younge – 12 reasons to die II
  • Symphony X – Nevermore

Il Vivi Padova, magazine degli studenti dell’Universita’ di Padova
(http://www.ilvivipadova.it)

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