Riccardo Capitanio (Federmoda Confcommercio Veneto e Padova): “Copiamo la Francia”
“Copiamo dalla Francia“.
Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova, prende spunto dal Parlamento francese che ha approvato definitivamentela proposta di legge per contrastare l’ultra-fast fashion, per chiedere che anche la politica italiana faccia altrettanto.
“Quello transalpino – commenta Capitanio – è il primo provvedimento che intende disarticolare il modello industriale fondato su un ricambio continuo delle collezioni. Un modello che, grazie al prezzo troppo basso, fa sì che comprare un capo nuovo convenga rispetto a riparare quello che già si possiede”.
La legge francese non fa nomi, ma è chiaro che l’obiettivo siano, innanzitutto, Shein e Temu anche se la novità è che nel provvedimento viene introdottala definizione giuridica di ultra fast fashion, ovvero l’elevatissimo numero di nuovi prodotti immessi sul mercato a prezzi così bassi che, di fatto, alterano le modalità di consumo.
“La norma – continua il presidente veneto e padovano di Federmoda Confcommercio – prevede che i marchi che operano in tal modo non possano fare pubblicità, nemmeno attraverso gli influencer. Quindi fine ai cosiddetti haul, quei video in cui l’acquirente apre il pacco e prova uno dopo l’altro i capi che ha acquistato in quantità industriali, quasi non ci fosse un domani. Invece il domani c’è e la legge francese obbliga i brand ad informare i consumatori sull’impatto ambientale dei prodotti, incoraggiando riuso e riparazione”.
Ma siccome, da che mondo è mondo, è il portafogli che spesso educa, è al portafogli che ci si deve rivolgere. Ecco allora che la legge francese introduce un eco-contributo ambientale crescente che può arrivare anche a 20 euro a capo, comunque senza superare il 50% del prezzo di vendita al netto dell’Iva.
“Non serve un bravo commercialista – osserva Capitanio – per capire il principio che sta alla base di tutto: fare in modo che l’ultra fast fashion diventi progressivamente meno concorrenziale in termini di prezzo. Per certi versi è una “rivoluzione” rispetto a quello che abbiamo sempre considerato, ovvero che se qualcosa costava poco, significava che era stato realizzato in modo efficiente, se invece costava molto, voleva dire che aveva qualcosa in più. La legge francese va al di là di ciò che si vede e, nella sostanza, “denuncia” che dietro una t-shirt venduta a pochi euro esistono costi occulti: emissioni impattanti di gas serra, consumo abnorme di risorse, rifiuti tessili, pessime condizioni di lavoro lungo la filiera, costi enormi di raccolta e trattamento che finiscono per ricadere sulla collettività. Gli economisti le chiamano esternalità, cioè costi veri che però non vengono sostenuti da chi produce o vende il bene, ma da altri soggetti”.
La legge francese prova a riportare almeno una parte di questi costi all’interno del prezzo finale.
“Se riparare un capo costa più che comprarne uno nuovo – avverte il presidente – forse il problema non è il costo della riparazione, ma il prezzo del prodotto nuovo, troppo basso perché “dimentica” tutti i costi che genera. Ecco allora che, se il mercato non tiene conto delle esternalità ambientali e sociali, ci deve pensare la politica perchè non prendere di petto la questione comporta conseguenze gravi e irreparabili”.
Siamo al punto di svolta?
“In Europa qualcosa si muove – conclude Capitanio – e la strada, seppur tortuosa, sembra sia stata imboccata. Di sicuro ci stiamo rendendo conto che non possiamo più accettare che gli impatti ambientali e sociali restino invisibili lungo la filiera e che a pagarli sia qualcun altro. Cioè tutti noi”.
PADOVA 10 AGOSTO 2026
The post UNA LEGGE FRANCESE DICE STOP ALL’ULTRA-FAST FASHION appeared first on Confcommercio Padova.