Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, ha lanciato un avvertimento agli Stati Uniti e ai Paesi del Golfo: «Se Donald Trump intraprenderà nuove azioni aggressive, risponderemo con forza. Se gli Stati vicini collaboreranno con gli americani nella guerra economica, colpiremo i loro interessi». In un’intervista all’emittente Irib, Rezaei ha aggiunto che «non una goccia di petrolio lascerà il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz», accusando Washington di aver rinunciato agli attacchi militari e di puntare ora su un blocco economico.
Rezaei ha inoltre imputato a Trump di aver incentivato «il desiderio globale di acquisire armi nucleari», sostenendo che gli attacchi contro l’Iran abbiano messo in luce l’«inefficacia» dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
«Siamo in una guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala», ha detto Masoud Pezeshkian in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, riconoscendo le difficoltà economiche che attraversa il Paese e affermando che il governo «è in imbarazzo» per i problemi che gravano sulla popolazione.
«Trump dichiara con facilità che imporrà all’Iran sanzioni devastanti o terribili — ha proseguito Pezeshkian —. Noi resistiamo e cerchiamo di servire il popolo di fronte a questa guerra impari».
Trump pubblica mappa di Hormuz: “Nuovo territorio americano”
Sulla piattaforma Truth, Donald Trump ha pubblicato un’immagine dello Stretto di Hormuz accompagnata dalla scritta «nuovo territorio americano». Non è la prima volta che il presidente statunitense, che ha minacciato una guerra economica devastante, rivendica come proprietà degli Usa questo passaggio marittimo strategico per il transito del petrolio: un gesto analogo era avvenuto già il 18 agosto.
Il 17 agosto Trump aveva definito «una grande idea» dichiarare lo Stretto territorio americano, affermando di avere «il controllo totale» sulla via di navigazione. Il 14 agosto, durante un evento a New York, aveva detto che avrebbe presto proclamato Hormuz «territorio degli Stati Uniti».
Le autorità iraniane hanno risposto subito. Il 15 agosto il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha affermato che «lo Stretto di Hormuz non si può conquistare con un tweet». Il 18 agosto Gharibabadi ha rincarato la dose: «La sua illusione sullo Stretto di Hormuz sarà presto smascherata, oppure saremo noi a smascherare le illusioni di quest’uomo».
Pezeshkian riunisce i vertici istituzionali: “Non permetteremo il terrorismo economico Usa”
Pezeshkian ha convocato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il capo della Magistratura Gholam Hossein Mohseni Ejei per discutere gli ultimi «sviluppi internazionali e la situazione economica della Repubblica islamica iraniana», come riportato su X.
Il vicepresidente Mohammad Reza Aref ha ribadito che l’Iran «non permetterà al terrorismo economico americano di colpire la stabilità economica e i mezzi di sostentamento della popolazione». Secondo Aref, la pressione economica «non cambierà la volontà della nazione iraniana e produce l’effetto opposto».
Iran: “Produzione di armi triplicata, pronti a una guerra lunga”
Il ministero della Difesa iraniano sostiene che il Paese è «meglio preparato dei propri avversari per una guerra prolungata», grazie a una produzione di armi e munizioni «mai interrotta durante i recenti conflitti». Il portavoce del dicastero, Reza Talaei Nik, ha dichiarato di aver modernizzato armi strategiche, «compresi missili balistici e da crociera», e di aver visto una produzione «più che triplicata» nel corso del conflitto.
Citato dall’agenzia Tasnim, Talaei Nik ha affermato che «il nemico incontrerebbe limitazioni maggiori in una guerra lunga e logorante», mentre «la Repubblica islamica dell’Iran si è preparata da tempo» a uno scenario di conflitto esteso.
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