Usa-Iran, nuovi raid nel Golfo. Teheran: “Stop impegni memorandum”. Khamenei: “Ripetute violazioni, firma Trump senza valore”

La tensione tra Stati Uniti e Iran resta altissima, con nuove operazioni militari e controrepliche che mantengono il Medio Oriente in una situazione di forte escalation. Teheran ha annunciato lo stop all’attuazione di un memorandum d’intesa con Washington. Le autorità iraniane parlano di oltre 50 vittime nella Repubblica islamica, mentre il CentCom ha comunicato la morte di due soldati statunitensi in Giordania.

Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti, alle 18:00 ora della costa orientale degli Usa (mezzanotte in Italia) le forze statunitensi hanno avviato nuovi raid aerei su ordine del comandante in capo. Gli attacchi, si legge in un post su X, mirano a ridurre la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e a colpire unità del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ritenute responsabili degli attacchi contro personale statunitense in Giordania.

Teheran: “Stop impegni memorandum”

Il governo iraniano ha reso noto di sospendere gli impegni presi nell’ambito del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti. Il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha affermato che, dopo presunte violazioni statunitensi, Teheran interrompe l’attuazione dell’intesa mentre il Paese è impegnato a difendersi.

Anche il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref ha criticato gli Usa, sostenendo che gli attacchi sono iniziati prima che il cessate il fuoco previsto dall’accordo fosse effettivamente applicato. Aref ha ricordato che il memorandum firmato a giugno attribuiva all’Iran responsabilità sulla gestione del traffico nello Stretto di Hormuz per i primi 60 giorni e ha citato accuse reciproche tra Washington e Teheran di violazione dei termini, incluso l’articolo 5 sul passaggio sicuro delle navi commerciali.

La dichiarazione di Khamenei

Anche la Guida suprema, citata dall’emittente Irib, ha attaccato gli Stati Uniti, definendo la firma del presidente Usa “senza valore” in seguito alle, secondo Teheran, ripetute violazioni degli accordi.

Khamenei ha accusato gli Stati Uniti di aver mostrato inganno e inaffidabilità e ha avvertito che la nazione iraniana preparerà “lezioni indimenticabili”. Ha citato il coraggio e la determinazione manifestati dalla popolazione dell’Iran meridionale nei giorni recenti come esempio della reazione nazionale.

La Guida ha posto l’accento sulla necessità di unità e solidarietà a livello governativo e sociale, promettendo una risposta ferma e invitando a evitare divisioni e conflitti interni.

Da Teheran è arrivato inoltre un avvertimento: un funzionario della sicurezza ha detto che, se gli Stati Uniti dovessero colpire infrastrutture iraniane, aeroporti e porti degli Emirati Arabi Uniti dovrebbero essere evacuati per rischio di ritorsioni.

Parlando con l’agenzia Fars, un rappresentante delle forze armate ha indicato che, in caso di attacchi contro infrastrutture civili iraniane, aeroporti di Dubai e Abu Dhabi e i porti di Fujairah e Jebel Ali dovrebbero essere evacuati immediatamente per tutelare la popolazione da possibili contromisure iraniane.

Il bilancio delle vittime

Le autorità sanitarie di Teheran riferiscono che almeno 50 persone sono morte e circa 500 sono rimaste ferite negli attacchi americani dall’inizio dell’ultima escalation nel Golfo. Il portavoce del ministero della Salute, Hossein Kermanpur, ha precisato che nelle ultime 24 ore si sono registrati 12 decessi tra i civili; 460 feriti sono stati dimessi e 37 persone restano ricoverate.

Il 17 luglio il Comando centrale degli Stati Uniti ha annunciato che due militari americani sono stati uccisi in Giordania durante un attacco attribuito all’Iran, aggiungendo che un terzo militare risulta al momento disperso. Altri quattro soldati sono stati evacuati per cure mediche in ospedali giordani e successivamente dimessi, mentre unità valutate per ferite lievi sono rientrate in servizio. Il CentCom ha dichiarato che non renderà pubbliche ulteriori informazioni, incluse le identità dei militari uccisi, prima che siano trascorse 24 ore dalla notifica ai familiari più prossimi.

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