L’Ucraina sta cambiando l’andamento della guerra con la Russia: le capitali occidentali ritengono sempre più che Kiev stia invertendo il corso del conflitto. Lo conferma anche l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare della Nato, in un’intervista al Kyiv Independent. Secondo lui, le informazioni provenienti dal quartier generale della Nato mostrano che l’Ucraina sta guadagnando terreno e non perdendo; la reazione russa potrebbe essere dettata dalla frustrazione. Tuttavia, definire cosa costituirebbe una definitiva «vittoria» ucraina è complesso: non si possono dare per scontate né una semplice riconquista di territorio né la resa della Russia, ed è dunque necessario valutare la questione con estrema cautela.
La priorità della Nato, spiega Cavo Dragone, è raggiungere un cessate il fuoco per potersi sedere a negoziare una pace duratura per l’Ucraina. Parallelamente, l’Alleanza sta raccogliendo una grande quantità di dati operativi tramite il Joint Analysis, Training and Education Centre (Jatec) in Polonia, che vengono impiegati anche per organizzare l’addestramento degli operatori Nato. Informazioni sul largo uso dei droni, la produzione su vasta scala, la guerra elettronica e la rapidità di adattamento e impiego dell’innovazione sono particolarmente preziose e rappresentano elementi che la Nato sta apprendo dagli ucraini.
Interrogato sull’utilità di queste lezioni in un ipotetico conflitto futuro tra Nato e Russia, l’ammiraglio ribadisce l’importanza di studiare la guerra moderna e di proiettare la deterrenza nel futuro per comprendere l’evoluzione delle minacce. La Nato individua due principali sfide: la Russia sul fronte convenzionale e i gruppi terroristici su quello non convenzionale; capire come queste minacce possano adattarsi è fondamentale, e il teatro ucraino costituisce un punto di partenza inestimabile per questa analisi.
‘minaccia russa a Paesi Nato realistica, dobbiamo essere preparati e lo siamo’
Cavo Dragone giudica plausibile lo scenario secondo cui la Russia potrebbe tentare operazioni ostili contro i Paesi baltici o la Polonia. La considerazione deriva dalla semplice constatazione che la Russia rappresenta una potenziale minaccia: potrebbe compiere tali mosse, quindi occorre esserne pronti. La risposta degli alleati dovrebbe rendere l’eventuale attacco svantaggioso per Mosca, infliggendo perdite superiori ai benefici che essa potrebbe ottenere. Secondo l’ammiraglio, gli alleati stanno già lavorando in questa direzione.
Durante esercitazioni congiunte, operatori ucraini di droni hanno dimostrato capacità in alcuni casi superiori a quelle utilizzate nelle prove Nato, un elemento che suggerisce come anche la Russia possa esibire abilità simili. Mosca potrebbe reintegrare risorse e personale e conserva significativa esperienza combattiva. Al contempo, i partner ucraini forniscono alla Nato informazioni utili sul modo di combattere dei russi, contribuendo a riequilibrare la situazione. Per il futuro, gli alleati stanno ridefinendo i requisiti capaci di bilanciare armi convenzionali, sistemi tecnologicamente avanzati e soluzioni economicamente sostenibili e «sufficientemente buone» per il teatro operativo.
Sul fronte finanziario, riguardo all’obiettivo di spesa per la difesa pari al 5% del PIL, Cavo Dragone osserva che gli alleati si stanno muovendo nella giusta direzione. Il 2026 segna l’inizio di un periodo decennale per raggiungere tale target, suddiviso in 3,5% per le esigenze fondamentali di difesa e 1,5% per spese più ampie legate alla sicurezza. Anche l’industria sta adeguando la propria capacità produttiva, sebbene sia necessario accelerare le procedure di approvvigionamento. Lavorare su requisiti condivisi tra paesi contribuisce ad aumentare la scala produttiva e a ridurre i costi, un progresso di cui l’ammiraglio ritiene ci siano motivi per essere soddisfatti, pur riconoscendo la necessità di migliorare ulteriormente.
‘ritiro forze Usa? Transizione fluida, lavoriamo su colmare lacune capacità’
Sulla questione del personale, Cavo Dragone ammette che potrebbe verificarsi un collo di bottiglia, ma sottolinea che l’Alleanza dispone di strumenti per mitigarne gli effetti. La quota del 5% del PIL destinata al personale dovrebbe contribuire a rendere la vita militare più attrattiva, anche se gli effetti varieranno tra Paesi. Sempre più membri Nato stanno rafforzando le forze attraverso coscrizione o riservisti, ma è necessario fare ancora di più.
Per la ricostituzione delle scorte impiegate in Ucraina, l’ammiraglio nota il valore di investire nell’industria ucraina, che rispetto ad alcune normative occidentali ha minori vincoli di certificazione. Il supporto dovrebbe includere la costruzione locale e joint venture con partner ucraini, riconoscendo che l’Ucraina è anche un fornitore di sicurezza. L’intenzione è sostenerla nel miglior modo possibile per tutto il tempo necessario.
Riguardo a una possibile riduzione delle forze statunitensi in Europa, Cavo Dragone prevede una transizione graduale se pianificata intelligentemente. Gli alleati comprendono che gli Stati Uniti dovranno spostare parte dell’attenzione e delle risorse verso altri teatri e stanno quindi coordinando azioni per colmare eventuali vuoti. Questo sarà un processo congiunto e gestito in cooperazione tra i Paesi Nato.
Le lacune di capacità più critiche che potrebbero emergere da un ritiro statunitense riguardano il trasporto aereo strategico e la capacità di attacco di precisione in profondità. Gli alleati stanno già lavorando per colmare questi gap, investendo in attacchi di precisione, guerra elettronica e capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione, riconoscendo che tali capacità sono attualmente fornite in misura significativa dagli Stati Uniti e che, se venissero meno, la Nato dovrebbe reagire adeguatamente.