Serbia, migliaia a Belgrado per i funerali di Mladic. Ue: “Era un criminale”

07 settembre 2026 | 16.49

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Migliaia di persone si sono radunate a Belgrado per i funerali di Ratko Mladic, l’ex comandante serbo-bosniaco deceduto il 27 agosto a 84 anni mentre scontava all’Aja una condanna all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante la guerra in Bosnia. Alla cerimonia nella chiesa di San Luca erano presenti vari ministri serbi, l’ambasciatore russo e l’ex presidente della Republika Srpska Milorad Dodik; era invece assente il presidente Aleksandar Vučić. Il patriarca Porfirije ha affermato che il suo nome resterà “profondamente impresso nella memoria e nelle preghiere della maggioranza del nostro popolo serbo‐ortodosso”. All’uscita del feretro, portato da soldati, la folla ha sventolato bandiere serbe e stendardi con l’immagine dell’ex generale durante il corteo verso il cimitero di Topčider.

L’Unione Europea ha condannato la cerimonia. In una nota, il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, Christian Wigand, ha dichiarato che qualsiasi esaltazione di criminali di guerra, la negazione del genocidio o il revisionismo contraddicono i valori fondamentali europei e non hanno posto nell’Ue né nei Paesi candidati. Wigand ha definito Mladic “un criminale di guerra condannato” responsabile di crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità, con riferimento al genocidio di Srebrenica.

Il portavoce ha ricordato che i conflitti armati nei Balcani occidentali negli anni ’90 rappresentano tra i momenti più drammatici della storia recente europea e ha espresso solidarietà alle vittime, ai sopravvissuti e alle loro famiglie. Ha inoltre sottolineato che la riconciliazione e buoni rapporti di vicinato nella regione sono essenziali per costruire un futuro condiviso. La nota non indica Paesi specifici, nonostante il ritorno di Mladic in Serbia.

La dichiarazione conclude affermando che l’Ue resta un partner per tutti i Paesi dei Balcani occidentali nel sostenere sforzi per la riconciliazione, la stabilità regionale e per trovare soluzioni definitive e inclusive alle controversie bilaterali e ai problemi legati al passato, in conformità al diritto internazionale.

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