Formazione alla liturgia, il prof. Di Donna a Mount Angel (USA)

Si è svolta nell’abbazia benedettina di Mount Angel, in Oregon (USA), dal 14 al 19 agosto 2026, una settimana di lavoro guidata dal cardinal Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che ha riunito diciotto esperti di liturgia provenienti da tutto il mondo per progettare una più robusta formazione alla liturgia per clero, laici e seminaristi. Fra i presenti, il prof. Gianandrea Di Donna, docente di liturgia nella nostra Facoltà e responsabile dell’Ufficio diocesano per la liturgia di Padova. Di seguito il suo racconto.

Il cardinal Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha costituito un gruppo di diciotto esperti da tutto il mondo perché individui vie concrete per una più matura formazione di clero e laici alla liturgia, interpretando un desiderio che papa Leone XIV ha più volte lasciato trapelare. Questa équipe si è riunita dal 14 al 19 agosto 2026 nell’abbazia benedettina di Mount Angel, in Oregon (USA). Insieme a me c’erano l’arcivescovo Vittorio Francesco Viola, segretario del Dicastero per il culto divino, l’ospite dell’incontro, l’abate Jeremy Driscoll, il cardinal Lacroix, arcivescovo del Québec, il cardinal Ryś, arcivescovo di Cracovia, e una quindicina di altri membri, tra pastori con una sensibilità particolare per la liturgia, professori e teologi.

Papa Leone ha dato grande incoraggiamento al “Gruppo di Mount Angel” e ha scritto al cardinal Roche una lettera che è stata letta durante la messa di apertura. Il Santo Padre si è rivolto a tutti i partecipanti benedicendo l’iniziativa e insistendo sull’importanza assoluta della liturgia per la vita della chiesa. In particolare, si è soffermato sulla necessità che i presbiteri comprendano lo spirito del celebrare e ne conoscano a fondo i linguaggi, sia per essere in grado di compiere un’adeguata azione rituale che per poter acquisire la capacità di accompagnare i fedeli in quella che i padri della chiesa chiamavano “mistagogia”, cioè l’interpretazione teologica dei segni e dei gesti di cui si compongono le celebrazioni.
Al Santo Padre, che in questi mesi ha concentrato le proprie catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, sta profondamente a cuore «la celebrazione dignitosa dei sacri misteri». Non ha mancato di richiamare con sollecitudine i presbiteri alla «fedeltà ai testi approvati e alle istruzioni», auspicando che assumano un atteggiamento di «umiltà davanti alla grandezza di Dio e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale». L’atteggiamento che chiede loro è di presa di distanza da forme di creatività estemporanee e velleitarie.

Mentre il tempo maturerà per veder crescere un nuovo movimento liturgico di sapore guardiniano, la speranza del cardinal Roche è di «proseguire nel cammino tracciato dalla Sacrosanctum Concilium» insieme all’équipe che ha chiamato intorno a sé. Ciò significa aiutare clero e laici a riconoscere il carattere arcaico e “originario” della riforma del Vaticano II, che ha guardato alle testimonianze dell’età apostolica e subapostolica.

Le riflessioni del Gruppo di Mount Angel hanno tratto spunto dalla lettera apostolica di papa Francesco Desiderio desideravi, valorizzandone alcuni capisaldi: la centralità dell’Eucaristia domenicale, il palpito pasquale dell’anno liturgico, l’impossibilità di prescindere da una cura estetica del rito, dove i segni, i gesti e perfino i silenzi devono splendere di luminosa bellezza. Scrive papa Francesco nella Desiderio desideravi: «L’aver perso la capacità di comprendere il valore simbolico del corpo e di ogni creatura rende il linguaggio simbolico della liturgia quasi inaccessibile all’uomo moderno. Non si tratta, tuttavia, di rinunciare a tale linguaggio: non è possibile rinunciarvi perché è ciò che la Santissima Trinità ha scelto per raggiungerci nella carne del Verbo. Si tratta, piuttosto, di recuperare la capacità di porre e di comprendere i simboli della liturgia. Non dobbiamo disperare, perché nell’uomo questa dimensione […] è costitutiva e, nonostante i mali del materialismo e dello spiritualismo – entrambi negazione dell’unità corpo e anima – è sempre pronta a riemergere, come ogni verità».

Non c’è da pensare solo a formarsi “alla” liturgia, ma anche a formarsi “dalla” liturgia, lasciandosi plasmare da quell’anticipo di Paradiso, da quella Gerusalemme celeste che sono le celebrazioni della chiesa condotte con spirituale ispirazione.

Gianandrea Di Donna
Facoltà teologica del Triveneto

(Facoltà Teologica del Triveneto)