Il conto delle ore che un’impresa italiana dedica ad attività amministrative a basso valore aggiunto è stato messo nero su bianco a Padova. Nel convegno nazionale su trasparenza e innovazione dello scorso 15 maggio, la Fondazione Promo PA ha presentato un report secondo cui gli adempimenti legati alle dieci autocertificazioni più diffuse valgono 27,5 milioni di pratiche, 3,4 milioni di giornate-uomo all’anno e un costo stimato in 673,9 milioni di euro. Il perimetro della rilevazione è nazionale, ma la platea descritta coincide con quella delle piccole e medie imprese che compongono anche il tessuto padovano.
Quelle giornate rappresentano tempo sottratto alla produzione e alla relazione con il mercato. Il tema, per chi guida un’azienda di venti o trenta addetti, non riguarda quindi l’innovazione in astratto, ma il recupero di ore da destinare ad attività che generano ricavi. Su questo fronte, il territorio dispone sia di canali pubblici sia di agenzie private: la mappa di queste ultime si può consultare su DBAgenzieItalia.it, che permette di esaminare le migliori agenzie di digital marketing, ai e seo di Padova in pochi click, con l’obiettivo di supportare le imprese nell’effettuare scelte consapevoli.
Il bando camerale mette l’intelligenza artificiale tra le spese ammissibili
Sul fronte pubblico la novità dell’anno riguarda il bando della Camera di commercio di Padova dedicato alla doppia transizione digitale ed ecologica, il cui testo definitivo è stato pubblicato l’8 luglio 2026 dopo la definizione del prototipo a livello di Unioncamere. La misura riconosce un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili e si articola in due linee di intervento.
La prima prevede una spesa minima di 10.000 euro e un contributo che può arrivare a 10.000 euro, e comprende esplicitamente l’inserimento di soluzioni di intelligenza artificiale nei processi aziendali oltre agli interventi di digitalizzazione orientati alla sostenibilità. La seconda ha una soglia più bassa, con spesa minima di 3.000 euro e contributo fino a 5.000, e copre le spese per la transizione digitale in senso ampio, comprese consulenze e formazione.
Il dettaglio che merita attenzione riguarda proprio l’ammissibilità delle consulenze e della formazione accanto all’acquisto di attrezzature e software. Nelle edizioni passate di misure simili la quota destinata alle attività immateriali veniva spesso trascurata dalle imprese, che concentravano la domanda sull’hardware. L’esperienza dei bandi camerali suggerisce invece che il ritorno maggiore arrivi dalla combinazione tra strumento e competenza per usarlo, perché un software acquistato e non presidiato produce un costo senza contropartita.
Gli strumenti si adottano più in fretta di quanto si imparino a usare
Il quadro nazionale conferma l’accelerazione. Secondo l’Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, una quota più che triplicata rispetto al 6% del 2023. La crescita è netta e riguarda soprattutto assistenza clienti, produzione di contenuti e analisi dei dati.
Dentro quel numero convivono però situazioni distanti. Le rilevazioni indicano che tra le imprese che hanno valutato l’adozione e vi hanno rinunciato quasi il 60% ha indicato la mancanza di competenze come ostacolo principale, mentre una quota rilevante ha segnalato l’incertezza sulle conseguenze legali. Il freno, di nuovo, riguarda le persone e le regole più della tecnologia.
Il territorio padovano offre su questo un vantaggio di posizione. Il Punto Impresa Digitale della Camera di commercio orienta le aziende verso i centri di competenza nazionali, e tra questi SMACT ha sede in città, con laboratori e percorsi pensati per l’applicazione industriale. Per un’impresa manifatturiera la possibilità di vedere una soluzione funzionare in un contesto reale prima di acquistarla riduce in modo sensibile il rischio di investimento.
Il passaggio che molte imprese saltano
Esiste un anello della catena che i bandi finanziano poco e le aziende presidiano ancora meno. Uno strumento adottato, per quanto efficace, migliora un processo interno; da solo non porta un cliente nuovo. Se il mercato non sa che l’azienda ha ridotto i tempi di consegna, che ha ottenuto una certificazione o che ha introdotto un controllo qualità automatizzato, quel miglioramento resta invisibile nella fase in cui si decide a chi affidare un ordine.
Il collegamento tra le due dimensioni passa dal posizionamento nelle ricerche, ed è qui che il tema tecnologico incontra quello della visibilità. Un ufficio acquisti che cerca un fornitore parte quasi sempre da una ricerca per specifica tecnica, per lavorazione o per certificazione, e valuta le aziende che compaiono in quei risultati. Le imprese che, da sole o con il supporto di un’agenzia, hanno tradotto le proprie competenze in contenuti tecnici consultabili, con schede di processo, tolleranze dichiarate e casi documentati, entrano in quella selezione; le altre restano fuori, con il paradosso di avere in reparto una tecnologia più avanzata di quella del concorrente che l’ordine se lo aggiudica.
Il ragionamento vale anche per le imprese di servizi e per il commercio, dove il canale cambia ma il principio resta: la ricerca precede il contatto, e la selezione avviene prima che l’azienda sappia di essere valutata.
Un ecosistema che funziona quando le due parti dialogano
Il fronte pubblico e quello privato coprono porzioni diverse dello stesso percorso. I bandi camerali abbassano la soglia di ingresso e finanziano l’investimento iniziale, i centri di competenza permettono di sperimentare, i percorsi formativi promossi dalle associazioni di categoria costruiscono l’alfabetizzazione di base. Restano fuori la gestione continuativa e la traduzione commerciale, cioè le attività che richiedono presidio settimanale e che difficilmente rientrano in un progetto a termine.
Per un’impresa che sta preparando una domanda di contributo conviene quindi ragionare sull’intero percorso invece che sulla singola voce di spesa. Le domande utili da porsi prima di compilare la modulistica riguardano chi userà lo strumento una volta installato, come si misurerà il risultato e in che modo il miglioramento ottenuto verrà raccontato al mercato. Un progetto che risponde a queste tre domande ha probabilità più alte di produrre un ritorno, e incidentalmente si presenta meglio anche in fase di valutazione.