Pax Silica, Rasser: “L’Italia trasformi l’adesione in una strategia industriale”

L’adesione dell’Italia alla Pax Silica è una decisione strategica che però dovrà essere accompagnata da investimenti, dalla diversificazione delle forniture e dalla protezione delle tecnologie sensibili. Lo afferma Martijn Rasser, vicepresidente per la Tech Leadership dello Special Competitive Studies Project, in un’intervista a Formiche.net in vista della firma prevista venerdì a Brindisi.

La Pax Silica è l’iniziativa promossa dagli Stati Uniti per rafforzare la cooperazione tra governi e imprese nelle filiere ritenute decisive per l’intelligenza artificiale: semiconduttori, minerali critici, capacità di calcolo e manifattura avanzata.

Per l’Italia firmerà l’ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale del ministro degli Esteri Antonio Tajani per l’innovazione e le nuove tecnologie; per gli Stati Uniti sarà presente l’ambasciatore in Italia Tilman Fertitta.

“Nessun Paese può fare da solo”

Rasser descrive la scelta italiana come strategicamente importante. L’iniziativa è ancora nelle fasi iniziali e dovrà dimostrare di tradurre l’allineamento politico in azioni concrete, ma la logica sottostante è solida.

Secondo Rasser, “nessun Paese può garantire da solo la sicurezza della catena del valore dell’intelligenza artificiale”. Il valore della rete guidata dagli Stati Uniti risiede nella combinazione delle capacità tecnologiche, industriali e finanziarie dei partner.

La partecipazione dell’Italia rafforza questa rete e contribuisce a consolidare la cooperazione tecnologica transatlantica.

L’obiettivo non è ricostruire l’intera filiera all’interno di ogni singolo Paese, ma distribuire competenze e produzione tra partner affidabili.

La sfida con la Cina

La firma a Brindisi si inserisce in un crescente coordinamento tra Italia e Stati Uniti su intelligenza artificiale, reti 6G e materie prime critiche. La Commissione europea ha già aderito alla dichiarazione per le materie di sua competenza.

La Pax Silica nasce anche come risposta alla strategia cinese, che mira a diffondere infrastrutture, tecnologie e standard propri, in particolare nei Paesi emergenti.

Per l’Italia, che possiede competenze nella microelettronica e nella manifattura avanzata, la decisione riguarda il ruolo che intende assumere nelle future catene globali del valore tecnologico.

“La finestra per agire si sta chiudendo”

Rasser avverte che l’adesione politica non è sufficiente. “L’Italia si muove nella direzione giusta, ma resta molto da fare”, osserva.

Il de‐risking nei confronti della Cina non deve tradursi in un disaccoppiamento indiscriminato, ma richiede l’identificazione delle dipendenze più rischiose, la protezione del know‐how critico, la diversificazione delle forniture e nuovi investimenti produttivi.

L’Italia ha punti di forza nei semiconduttori e nella manifattura avanzata, ma questi settori sono esposti alla crescente concorrenza cinese sostenuta dallo Stato.

“La finestra per agire si sta chiudendo”, conclude Rasser.

La firma della Pax Silica costituisce dunque un primo passo; la sua efficacia dipenderà dalle politiche industriali successive e dalla capacità dell’Italia di trasformare l’adesione in investimenti, progetti condivisi e maggiore sicurezza economica.