Iran, Trump ferma gli attacchi: 3 motivi per lo stop, l’analisi

I Patriot sono diventati un fattore centrale nelle decisioni sulla strategia americana. Dopo quasi due settimane di operazioni quotidiane, il presidente Donald Trump ha sospeso da oltre 48 ore gli attacchi contro l’Iran. La pausa, che ha effetti anche sul transito nello Stretto di Hormuz e sui prezzi del petrolio e dei carburanti, secondo gli analisti riflette tre ragioni possibili — che possono agire insieme — e che spiegano la scelta presa alla Casa Bianca.

I Patriot scarseggiano

Secondo il New York Times, una delle motivazioni alla base della sospensione è la preoccupazione per l’esaurimento delle scorte di intercettori Patriot e di altre munizioni per la difesa aerea. Venerdì il presidente ha affrontato la questione con i principali consiglieri e membri del gabinetto, mettendo sotto osservazione la situazione delle basi americane in Medio Oriente. Due fonti informate citate dal giornale riportano che il generale Dan Caine, presidente degli Stati Maggiori Riuniti, ha avvertito che una campagna militare più ampia rischierebbe di ridurre pericolosamente le riserve di intercettori e altre munizioni a disposizione del Comando Centrale (Centcom), che coordina le operazioni regionali.

Anche la Cnn ha riferito della riunione di venerdì, aggiungendo che oltre al generale Caine anche il vicepresidente JD Vance avrebbe espresso dubbi su un’ulteriore escalation. Sulla base di queste valutazioni, dopo due settimane consecutive di raid notturni gli Stati Uniti avrebbero quindi deciso di mettere in pausa la campagna di bombardamenti.

I raid non funzionano più

Un altro elemento proviene da Axios: il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, avrebbe spinto per interrompere i bombardamenti perché la loro efficacia si è attenuata. Secondo le fonti, molti degli obiettivi inizialmente individuati sono ormai esauriti o non più raggiungibili, e l’attuale livello di raid non permette un’ulteriore intensificazione utile. Di fronte a questa situazione gli Stati Uniti avrebbero dovuto scegliere tra aumentare significativamente l’intensità degli attacchi — con i rischi logistici e materiali connessi — oppure fermare le operazioni; per il momento ha prevalso la seconda opzione.

Nuova chance per il dialogo

La sospensione degli attacchi è anche interpretata come una mossa utile a favorire la ripresa del dialogo tra Washington e Teheran. Secondo lo stesso Trump, le comunicazioni informali non si sono mai interrotte e la pausa potrebbe dare spazio a interlocuzioni diplomatiche: funzionari omaniti sono volati a Teheran per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz e altre questioni pratiche. L’ambasciatore americano all’Onu, Mike Waltz, ha detto a Fox News che il presidente sta concedendo “un po’ di spazio” ai colloqui, sottolineando che Trump dichiara di preferire la diplomazia ma allo stesso tempo ha mostrato all’Iran le possibili conseguenze qualora non si presentasse a un negoziato serio.