La sostituzione di Oleksandr Syrskyi, comandante in capo dell’esercito ucraino, con il più giovane Mykhailo Drapatyi era «attesa da molti» all’interno delle Forze armate, afferma a Adnkronos Leo Litra, Senior Policy Fellow dell’European Council on Foreign Relations. Secondo Litra, il presidente Volodymyr Zelensky non avrebbe voluto effettuare il cambio in questo momento, ma dopo il licenziamento del popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov — che in seguito ha parlato di un conflitto con Syrskyi — sarebbe stato politicamente poco saggio rimuoverne uno e lasciare l’altro in carica.
Litra osserva che Syrskyi ha avuto tempo per mostrare le sue capacità nel fronteggiare le sfide poste alle Forze armate: alcuni problemi sono stati risolti, altri hanno registrato pochi progressi, creando così le condizioni per una nuova nomina. L’analista riconosce in Syrskyi una figura centrale nella resistenza ucraina all’invasione russa, soprattutto nelle fasi iniziali e nella controffensiva di Kharkiv, ma sottolinea che dalla fine del 2022 la natura del conflitto è cambiata molto. Anche le forze armate si sono evolute, ma non sempre con la stessa rapidità: oggi si sta quindi cercando di adeguare struttura e comando alla realtà attuale della guerra.
Secondo Fedorov, l’Ucraina non dispone delle risorse per stare alla pari con la Russia: per avere successo in una guerra asimmetrica è necessario essere creativi, avere un ciclo di innovazione molto rapido, essere agili e distribuire la produzione in modo da renderla meno vulnerabile a singoli attacchi. Litra riconosce il merito a Fedorov per alcune iniziative e osserva che, all’interno delle Forze armate, vi era la sensazione che questa strategia non fosse stata pienamente adottata. Far convergere unità diverse, impegnate in teatri operativi differenti e guidate da personalità diverse, è risultata una sfida significativa.
Paradossalmente, nota Litra, l’Unità dei sistemi senza pilota — spesso citata per il ruolo cruciale nello sviluppo dell’uso dei droni sul campo — è stata creata durante il mandato di Syrskyi e prima dell’arrivo di Fedorov, sostenitore dell’innovazione tecnologica in battaglia. Questo dimostra come le Forze armate abbiano cercato di adattarsi alle nuove esigenze del conflitto, ma tale adattamento non si è esteso in modo omogeneo a tutte le unità. In questo contesto, la minore agilità attribuita a Syrskyi ha giocato a suo svantaggio.
Drapatyi più agile ma non stravolgerà l’esercito
Secondo Litra, il nuovo comandante in capo è più incline ad approcci innovativi rispetto al predecessore, ma è improbabile che rivoluzioni radicalmente le operazioni militari. Zelensky gli ha assegnato obiettivi simili a quelli di Syrskyi: rafforzare l’esercito, sviluppare nuove misure di controffensiva e condurre operazioni contro le retrovie russe per portare la guerra il più possibile verso il territorio avversario. La differenza, osserva Litra, sarà nel modo in cui tali obiettivi verranno perseguiti.
Drapatyi è noto per essere aperto a nuove idee, ma il funzionamento complessivo dell’esercito richiede ancora elementi tradizionali come artiglieria e fanteria. Litra prevede che Drapatyi sarà più disposto a sperimentare e ad accorciare le catene decisionali, introducendo nuove soluzioni; tuttavia le fondamenta dell’organizzazione militare resteranno in gran parte immutate: si tratta di un apparato molto vasto e alcuni cambiamenti non possono essere attuati dall’oggi al domani.
Fedorov resterà legato al governo e alla difesa
Non è realistico aspettarsi che Fedorov torni immediatamente al ruolo di ministro della Difesa, ma è probabile che mantenga un legame con l’apparato di potere ucraino, osserva Litra. Fedorov era molto stimato dalla comunità internazionale come ministro e considerato un forte oppositore della corruzione; alcune delle soluzioni che proponeva sembrano funzionare nella pratica, e le manifestazioni in suo sostegno gli hanno fornito un certo slancio politico. Zelensky ha dichiarato di avergli offerto alcune posizioni: le trattative sono ancora in corso, ma questo lascia intendere che Fedorov rimarrà in qualche modo coinvolto nello sforzo di difesa del Paese.
Litra sottolinea poi che la protesta a favore della reintegrazione di Fedorov e per le dimissioni di Syrskyi non è stata massiccia: si è trattato di alcune centinaia di persone, ma con un carattere diffuso e orizzontale, non solo a Kiev ma in diverse regioni. Questo indica che, nonostante la guerra, gli ucraini mantengono un forte senso democratico e percepiscono che il loro coinvolgimento conta. Il fatto che Zelensky abbia detto di aver ascoltato le piazze dopo tre giorni di proteste ha mostrato l’esistenza di un canale diretto e una comprensione condivisa dei temi del dibattito, rassicurando i manifestanti sul fatto che le loro istanze venissero considerate.
Al tempo stesso, secondo Litra, Zelensky doveva assicurarsi che qualsiasi cambiamento fosse accettato all’interno dell’esercito: per questo ha consultato tutte le figure principali delle Forze armate, dai vari fronti, in un’audizione completa per garantire che le decisioni riflettessero non solo il suo punto di vista e quello dei manifestanti, ma soprattutto quello di chi gestisce quotidianamente la guerra. L’analista ritiene che i manifestanti abbiano visto in larga parte soddisfatte le loro richieste; molti chiedevano il ritorno di Fedorov al ministero, ma Litra conclude che questo non sembra possibile al momento.