“Incontri segreti del Mossad con Ahmadinejad”, il piano di Israele per il cambio di regime in Iran

Secondo il New York Times, Israele avrebbe elaborato per anni un piano segreto volto a trasformare l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in un possibile leader di transizione dopo un eventuale cambio di regime a Teheran. Fonti statunitensi e iraniane citate dal quotidiano affermano che il Mossad avrebbe avviato i contatti con Ahmadinejad nel 2023, intensificandoli nel 2024 e nel 2025, e che nel corso della guerra di febbraio sarebbe stato tentato il suo trasferimento in un luogo sicuro.

Il progetto farebbe parte di una strategia israeliana più ampia volta a sovvertire l’attuale leadership iraniana. Tra le misure descritte vi sarebbe stato anche l’addestramento e l’armamento di forze curde basate nel nord dell’Iraq, destinate a entrare nell’Iran occidentale e a spingersi verso Teheran. Secondo il giornale, tuttavia, il piano non è mai arrivato a compimento.

Cronologia: incontri segreti, raid, tentativo di salvataggio e arresti

Il New York Times racconta che Ahmadinejad sarebbe stato invitato alla Ludovika University di Budapest nel 2024 e di nuovo nel 2025 con la motivazione ufficiale di partecipare a una conferenza sul cambiamento climatico. Il rettore Gergely Deli avrebbe detto che l’evento è servito da copertura per consentire all’ex presidente di incontrare agenti dell’intelligence israeliana, su richiesta di un alto funzionario ungherese che sperava che il dialogo tra le due parti potesse salvare vite umane.

Secondo il quotidiano, l’allora capo del Mossad, David Barnea, si sarebbe recato personalmente a Budapest nel 2024 per incontrare Ahmadinejad e il servizio segreto israeliano avrebbe informato la Cia dell’avvio dei contatti. Fonti americane riferiscono inoltre che Israele avrebbe coperto parte delle spese di viaggio e alloggio dell’ex presidente e lo avrebbe incontrato più volte in paesi stranieri.

L’operazione sarebbe culminata il 28 febbraio, all’inizio del conflitto tra Israele e Iran, quando un raid israeliano colpì il complesso residenziale di Ahmadinejad a Teheran, danneggiando l’area destinata alle guardie del corpo e il suo veicolo blindato. Nella confusione seguita all’attacco, una Peugeot nera avrebbe prelevato l’ex presidente per condurlo in una casa sicura gestita dal Mossad all’interno dell’Iran.

Secondo le stesse fonti, Ahmadinejad avrebbe poi perso fiducia nel piano e abbandonato il rifugio in circostanze non chiarite. È ricomparso in pubblico solo la scorsa settimana durante il corteo funebre della Guida Suprema Ali Khamenei. Quattro funzionari iraniani citati dal giornale affermano che sarebbe attualmente agli arresti domiciliari sotto la custodia dell’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione, dopo che le autorità avrebbero ricostruito gran parte dei suoi contatti con Israele.

La trasformazione politica di Ahmadinejad

L’inchiesta ricostruisce anche l’evoluzione politica dell’ex presidente. Alla guida dell’Iran dal 2005 al 2013, Ahmadinejad mantenne allora posizioni fortemente anti-israeliane, rilanciando il programma nucleare e negando l’Olocausto. Dopo la fine del suo mandato, avrebbe gradualmente moderato i toni, criticando l’establishment, denunciando la corruzione e cercando di costruire un’immagine più moderata, pur continuando a perseguire l’obiettivo di tornare al potere.

Secondo un ex collaboratore e una persona della sua cerchia citati dal New York Times, Ahmadinejad avrebbe ritenuto impossibile riconquistare la guida del paese attraverso l’attuale sistema della Repubblica islamica e avrebbe ipotizzato di guidare una fase di transizione appoggiata anche da potenze straniere. Il giornale riferisce che avrebbe persino considerato la possibilità che un suo futuro governo riconoscesse Israele e normalizzasse le relazioni nell’ambito di accordi simili agli Accordi di Abramo. Il Mossad non ha commentato le rivelazioni, mentre Ali Akbar Javanfekr, portavoce di Ahmadinejad, ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni.