Bertin (Confcom Confcommercio Padova): “Numeri in crescita, ma ad opportunita’ di lavoro non corrisponde disponibilita’ di lavoratori”
Più o meno sono quelle da tre mesi a questa parte: intorno alle 7mila unità.
A maggio erano 7.020, a giugno 7.250, a luglio sono diventate 7.330 le opportunità di lavoro in provincia di Padova. Un po’ più altalenante l’indice trimestrale: se nello spazio temporale maggio-luglio le opportunità occupazionali erano 21.630 e a giugno-agosto erano scese a 19.800, nel trimestre luglio-settembre risalgono a quota 22.210.
Restano dunque sempre piuttosto alte le possibilità di lavoro in provincia di Padova a conferma di un tessuto economico locale che tiene ed anzi, per certi aspetti, si consolida.
I dati che vengono riportati, come di consueto, sono quelli diffusi da Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior che, in tutto il Paese, intervista periodicamente dal 2017 oltre centomila imprese con dipendenti sia del settore industriale che dei servizi e offre l’andamento delle possibilità nei diversi comparti.
Va detto subito: la provincia di Padova è sempre “Terziarioland” con una percentuale del 60,6%, due decimi di punto sotto lo scorso mese ma in deciso aumento rispetto al 58,1% di maggio e al 59,1% di aprile. Dopo la crescita di maggio che l’aveva portata al 38,5%, già a giugno la manifattura era scesa 35,9%, percentuale che a luglio si abbassa ancora un po’ fino a fissarsi al 35,4%. Ritorna a quota 4% l’agricoltura che dopo il boom di aprile (4,5%) aveva subito un arretramento al 3,4% a maggio e al 3,3% a giugno.
Interessante anche la suddivisione per gruppi professionali. A fronte di un dato nazionale che vede “dirigenti, professioni specializzate e tecnici” attestarsi al 12,9% (col Veneto all’11,9%), Padova svetta al 16,9% a dimostrazione anche di una certa qualità della domanda. Meno sostenuta, per contro, la ricerca di “impiegati, professioni commerciali e nei servizi” che a Padova è al 33,3%, in Veneto al 40,8% e in Italia al 41,3%. La ricerca di “operai specializzati, conduttori di impianti e macchine” che a livello nazionale non va oltre il 27% e in Veneto si ferma al 28,4%, a Padova sale al 31,9%. Infine poche differenze per la ricerca di professioni non qualificate: 18,8% il dato Italia, 18,9% il dato Veneto, 18% il dato Padova.
Nettamente maggioritario, il comparto terziario, nel periodo estivo, vede i propri numeri imporsi soprattutto nelle province a forte vocazione turistica. Verona, in questo senso, trainata dal Garda, segna un valore di 10.970 opportunità di lavoro e Venezia (città e costa) è a ruota con 10.470. Padova, come si è detto, è a quota 7.330, prima di Vicenza (6.880) e di Treviso (6.730).
“Non vi è dubbio che il quadro politico internazionale che fatica ad evolversi in senso positivo – osserva il presidente di Confcommercio Padova – stia privilegiando un turismo “casalingo” da parte degli italiani e di molti europei che, come ha rilevato un recente studio di Confturismo Confcommercio, vedono l’Italia come meta agognata. Dunque: più turismo, più opportunità. Peccato però che le opportunità non si trasformino in posti di lavoro reali perché non c’è chi possa occuparli”.
E dunque trovare personale è diventata una delle maggiori preoccupazioni degli imprenditori.
“Effettivamente – ammette Bertin – sono ormai molti trimestri che le imprese fanno fatica ad assumere e questo, soprattutto per commercio e turismo, è un problema capitale”.
Un problema che si eleva all’ennesima potenza se l’impresa è piccola, magari a gestione familiare.
“In questo caso – conclude il presidente padovano di Confcommercio – la chiusura causa personale introvabile, da fattore di rischio, diventa triste realtà”.
PADOVA 13 LUGLIO 2026
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