Frozen $6 billion in Qatar block Iran-US deal

Sei miliardi di dollari di fondi iraniani bloccati in conti qatarioti costituiscono uno dei nodi principali nelle trattative tra Iran e Stati Uniti e stanno rallentando il memorandum d’intesa per porre fine alla guerra. Lo riporta il New York Post, citando fonti statunitensi, precisando che le risorse sono originate da uno scambio di prigionieri tra Teheran e Washington avvenuto nel 2023.

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La formula per erogare i fondi

Secondo un funzionario statunitense, si sta studiando un meccanismo che prevederebbe la rilascio graduale delle somme sotto forma di generi alimentari e forniture mediche, condizionato al raggiungimento da parte di Teheran di specifici obiettivi, tra cui l’apertura e il bonifico dello Stretto di Hormuz.

I 6 miliardi di dollari bloccati

Nel settembre 2023, in un accordo per lo scambio di cinque cittadini rilasciati da entrambe le parti, l’amministrazione del presidente Joe Biden revoco le sanzioni che impedivano all’Iran di prelevare 6 miliardi di dollari depositati in Corea del Sud. Quei fondi furono trasferiti su conti in Qatar, ma sono rimasti congelati dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

Il punto sui colloqui (secondo gli Usa)

Il responsabile del Pentagono, Pete Hegseth, ha ribadito che il blocco navale statunitense nei confronti dell’Iran e ancora operativo e ha avvertito che Washington e pronta a ricorrere di nuovo alla forza militare se i negoziati sul nucleare non dovessero portare a un’intesa. Da Singapore, Hegseth ha detto che “il blocco e ancora pienamente in vigore” e che lo Stretto di Hormuz e stato al centro di numerosi colloqui con gli alleati. Secondo il ministro della Difesa, qualsiasi accordo dovra garantire uno Stretto aperto e senza pedaggi, fruibile da tutte le nazioni.

Sui colloqui nucleari, Hegseth ha aggiunto che “gli obiettivi non sono cambiati” e che l’Iran conosce “molto chiaramente” le richieste americane. Pur esprimendo fiducia nella possibilita di un’intesa, ha lanciato un avvertimento netto: “Pensiamo di essere in una buona posizione per concludere questo accordo. In caso contrario, dovranno fare i conti con il Dipartimento della Guerra. Siamo pronti: oggi siamo in una posizione ancora piu forte rispetto al primo giorno per affrontare la situazione, se necessario”.

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