Ogni volta che si verifica una crisi al confine tra Marocco e Ceuta torna la domanda: perché due città situate in Africa restano sotto sovranità spagnola? E perché la Spagna, che reclama Gibilterra e dichiara di sostenere il diritto internazionale, non considera Ceuta e Melilla come residui coloniali da restituire al Marocco?
La risposta è complessa. Ceuta e Melilla sono il risultato dell’espansione europea nel Nord Africa, ma né la Spagna né il sistema dell’Onu per la decolonizzazione le riconoscono formalmente come colonie. Si tratta di territori contesi e non esiste una decisione internazionale definitiva che riconosca in modo incontrastato la sovranità dell’uno o dell’altro Stato.
Origini storiche precedenti al protettorato
Ceuta fu presa dal Portogallo nel 1415 all’inizio dell’espansione marittima, passò poi sotto il controllo della corona spagnola durante l’unione delle corone iberiche e rimase legata alla Spagna anche dopo l’indipendenza portoghese, riconosciuta dal trattato di Lisbona del 1668. Melilla fu occupata da forze castigliane nel 1497.
Questa antichità del controllo iberico è il nucleo dell’argomentazione spagnola: le due città esistevano come possedimenti spagnoli molto prima dell’istituzione del protettorato franco-spagnolo sul Marocco nel 1912. Quando il Marocco ottenne l’indipendenza nel 1956, Madrid rinunciò al protettorato ma sostenne che Ceuta e Melilla non rientravano tra i territori da restituire, essendo preesistenti allo stesso protettorato.
Questo non significa che prima del 1956 il Marocco non avesse una storia politica propria: sultanati e dinastie locali esercitarono varie forme di autorità nella regione per secoli. La dinastia alawita, al potere dal XVII secolo, basa in parte la propria legittimità su una tradizione genealogica e religiosa radicata nella storia marocchina.
Altri territori e status
Oltre a Ceuta e Melilla, la Spagna mantiene lungo la costa marocchina delle cosiddette plazas menores de soberanía: il Peñón de Vélez de la Gomera, le isole Alhucemas e le Chafarinas, oltre all’isolotto conteso di Perejil, teatro di un incidente nel 2002. Questi territori sono militarmente presidiati e rivendicati dal Marocco.
La richiesta del Marocco alle Nazioni Unite
Dal 1956 il Marocco ha chiesto la restituzione di Ceuta, Melilla e delle plazas de soberanía, presentandole come residui coloniali e invocando il principio dell’integrità territoriale. Nel gennaio 1975 Rabat chiese al Comitato ONU per la decolonizzazione (C24) di inserire questi territori nell’elenco dei territori non autonomi.
La richiesta non fu accolta: Ceuta e Melilla non vennero inserite nella lista dei territori sotto la supervisione del Comitato. Al contrario, nel novero dei territori non autonomi figura il Sahara occidentale, così come Gibilterra.
Questa esclusione non equivale a una sentenza che assegni la sovranità alla Spagna né a una dichiarazione di nullità delle pretese marocchine: semplicemente l’Onu non ha avviato per Ceuta e Melilla il processo di decolonizzazione che si applica ad altri casi. Non esiste quindi una risoluzione che imponga alla Spagna di organizzare un referendum o trasferire la sovranità.
È questa la differenza fondamentale con il Sahara occidentale, dove l’Onu riconosce uno status di territorio non autonomo e un processo di autodeterminazione in corso; per Ceuta e Melilla manca invece quel presupposto istituzionale.
I principi giuridici in gioco
Giuridicamente si contrappongono due principi: il Marocco richiama l’integrità territoriale e l’eliminazione dei residui coloniali; la Spagna invoca titoli storici, l’effettivo esercizio dell’amministrazione, trattati e la volontà degli abitanti. Le acquisizioni del XV secolo non possono essere giudicate con le regole nate dopo la Carta dell’Onu del 1945, per cui si applica il principio intertemporale che valuta i titoli secondo le norme vigenti al tempo della loro formazione.
Studi giuridici, come una valutazione pubblicata sull’International and Comparative Law Quarterly, considerano relativamente debole la rivendicazione marocchina su Ceuta e Melilla, soprattutto per la lunga amministrazione spagnola e l’assenza di un processo Onu. Tuttavia, il quadro giuridico potrebbe essere più incerto per le piccole isole e gli scogli lungo la costa marocchina.
La vicinanza geografica non determina automaticamente la sovranità: il diritto internazionale privilegia in genere la stabilità dei confini, l’amministrazione effettiva e, nei casi di decolonizzazione, la volontà delle popolazioni interessate.
Volontà degli abitanti
Non è mai stato svolto un referendum sulla sovranità, quindi non esiste una misurazione ufficiale dei sentimenti della popolazione riguardo alla Spagna o al Marocco. Tuttavia, gli indicatori politici locali suggeriscono una preferenza per rimanere parte della Spagna.
Dal 1995 Ceuta e Melilla hanno statuti di autonomia, assemblee e governi locali eletti; le leggi organiche le definiscono “parte integrante della nazione spagnola”. I residenti votano alle elezioni nazionali ed europee e sono rappresentati nelle Cortes.
La competizione politica locale vede forze nazionali e regionali; anche partiti sostenuti dalla popolazione musulmana propongono più autonomia e diritti, ma non l’annessione al Marocco. Le società delle due città sono pluralistiche: cristiani, musulmani (in gran parte amazigh), comunità ebraiche e, a Melilla, una presenza indù consolidata. Un eventuale trasferimento di sovranità senza consultare gli abitanti implicherebbe, di fatto, il passaggio di cittadini spagnoli sotto la sovranità di un altro Stato contro la loro volontà presunta.
Questo argomento viene usato dalla Spagna per respingere l’accusa di colonialismo: cedere le città al Marocco, secondo Madrid, violerebbe il principio di autodeterminazione perché implicherebbe sottrarre a cittadini che fanno parte di una democrazia europea il loro status senza il loro consenso.
La posizione del Marocco
La rivendicazione di Ceuta e Melilla rimane presente nella retorica ufficiale e nel nazionalismo marocchino. Nel 2022 Rabat arrivò a qualificare Melilla come territorio occupato e a mettere in dubbio l’esistenza di una frontiera terrestre condivisa; la Spagna rispose con durezza diplomatica e parole di conferma della sovranità.
Nella pratica il Marocco ha spesso dato priorità ad altre questioni — in particolare al Sahara occidentale — e ha usato strumenti più discreti per esercitare pressione: gestione dei flussi alle frontiere, restrizioni doganali, sviluppo di infrastrutture portuali concorrenti e cooperazione migratoria. Non esiste oggi un negoziato formale per il trasferimento di Ceuta e Melilla.
La capacità di Rabat di modulare i passaggi migratori è considerata una leva politica significativa. Un esempio è la crisi di maggio 2021, successiva all’ingresso in Spagna per cure mediche del leader del Fronte Polisario Brahim Ghali: dopo il caso, le autorità marocchine ridussero i controlli alla frontiera e migliaia di persone entrarono a Ceuta, episodio interpretato come una forma di pressione diplomatica.
Perché la posizione spagnola è trasversale
Sia il centrodestra sia il principale partito di sinistra spagnolo (Psoe) hanno difeso nel tempo la sovranità spagnola su Ceuta e Melilla. Anche leader socialisti hanno definito la questione “indiscutibile” e gli statuti di autonomia furono approvati durante un governo socialista negli anni Novanta.
L’attuale governo ha mantenuto questa impostazione, promettendo di tutelare l’integrità territoriale e la sicurezza degli abitanti. Una trattativa sulla sovranità sarebbe politicamente ed istituzionalmente difficile: richiederebbe un processo costituzionale e il coinvolgimento degli stessi residenti, e probabilmente nessun governo sopravviverebbe a un’apertura negoziale in tal senso.
Resta poi la contraddizione percepita rispetto a Gibilterra: la Spagna invoca l’integrità territoriale contro il Regno Unito ma respinge posizioni simili del Marocco. La risposta spagnola è che Gibilterra figura nell’elenco Onu dei territori non autonomi, mentre Ceuta e Melilla no, oltre al fatto che i loro abitanti fanno pienamente parte dell’ordinamento costituzionale spagnolo.
Questa distinzione giuridica è reale, ma non cancella la complessità storica: Ceuta e Melilla sono eredità dell’espansione europea che nel tempo si sono fuse nello Stato spagnolo e sono rimaste escluse dal processo internazionale di decolonizzazione. La combinazione di storia coloniale, diritto internazionale, volontà degli abitanti e rapporti di forza rende difficile immaginare una soluzione alternativa. Restano comunque fonti potenziali di tensione, come dimostrano le minacce ricorrenti di nuove ondate migratorie in corrispondenza di date simboliche.