Trump’s ultimatum to Iran: open the Strait of Hormuz or face destruction

Donald Trump ha rivolto un altro ultimatum all’Iran, chiedendo la riapertura dello Stretto di Hormuz – bloccato da Teheran da settimane – entro la scadenza fissata in precedenza al 6 aprile, poi apparentemente prorogata alle 20 (ora di Washington) del 7 aprile, secondo post e dichiarazioni diffuse sui suoi canali social e ai media.

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La minaccia finale

Il tono di Trump e perentorio: se l’Iran non riaprira lo Stretto, fondamentale per circa il 20% del traffico petrolifero mondiale, gli Stati Uniti minacciano un’azione militare totale. Nei giorni scorsi il presidente ha alternato messaggi concilianti a dichiarazioni bellicose; ora ha rilanciato l’escalation con parole molto dure, inclusi inviti a interrompere la chiusura dello Stretto e minacce dirette pubblicate anche su Truth.

Possibili violazioni del diritto internazionale

Esperti e osservatori sottolineano che le minacce di attacchi contro infrastrutture civili – come centrali elettriche, impianti di desalinizzazione, pozzi petroliferi, strade e ponti – potrebbero configurare crimini di guerra se realizzate, perche colpirebbero le basi della vita civile per i 93 milioni di iraniani, causando sofferenze diffuse. Il New York Times e altri organi citano analisi legali che mettono in discussione la liceita di tali obiettivi.

Secondo ex consulenti legali del Dipartimento di Stato, la minaccia di colpire infrastrutture senza distinzione tra obiettivi militari e civili costituirebbe una violazione del diritto internazionale e potrebbe essere interpretata come una minaccia di commissione di crimini di guerra.

Minaccia di distruzione totale

Trump ha avvertito che, se l’Iran non raggiungera un accordo di pace entro 48 ore, gli Stati Uniti “faranno saltare in aria l’intero Paese”. Pur lasciando aperta la porta a un possibile accordo, il presidente ha ribadito che molte infrastrutture potrebbero essere considerate “non off limits” e non esclude del tutto l’uso di truppe di terra, pur affermando di non ritenerlo necessario.

Reazione di Teheran

Le autorita iraniane hanno respinto le minacce senza cambiare la propria linea. Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento, ha accusato Trump di mosse sconsiderate che avrebbero conseguenze drammatiche per la regione, attribuendo parte delle pressioni alla politica israeliana. Anche l’ex ministro degli Esteri Ali Akbar Velayati ha avvertito che il flusso di energia e il commercio globale possono essere interrotti con un solo gesto, in risposta alle mosse della Casa Bianca.

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