Ucraina, Melania Trump ottiene cessate il fuoco a Oleshky. Russia: “Inizierà il 27 ottobre”

È stato concordato un cessate il fuoco a Oleshky a partire dal 27 ottobre. La Casa Bianca ha annunciato l’intesa per una tregua nella cittadina sulla riva sinistra del Dnipro, di fronte a Kherson e a circa nove chilometri in linea d’aria, occupata dalle forze russe dal 2022, e l’Ucraina ha confermato la notizia.

L’intervento di Melania Trump

Melania Trump ha dichiarato che senza il suo intervento sarebbe stato impossibile portare aiuto umanitario in città e far uscire gli anziani. La Casa Bianca riporta che la first lady ha ottenuto un cessate il fuoco a Oleshky a partire dal 29 ottobre, permettendo così operazioni di assistenza e evacuazione.

Secondo la dichiarazione, le condizioni a Oleshky sono critiche: la popolazione rimasta è composta in gran parte da anziani che necessitano urgentemente di cure mediche, farmaci, cibo e acqua potabile. Vi è accesso limitato all’elettricità, la presenza di strade minate e frequenti attacchi militari hanno aggravato la situazione.

L’annuncio della mediazione della first lady segue colloqui telefonici promossi anche dal Papa, che avrebbe parlato con Vladimir Putin il 16 ottobre e con Volodymyr Zelensky il 19 ottobre per sollecitare una tregua umanitaria a Oleshky.

La Casa Bianca spiega che Melania Trump ha avviato il dialogo con entrambe le parti per definire obiettivi, procedure tecniche, tempistiche e termini dell’operazione. È precisato che ha svolto questo ruolo nell’ambito della sua funzione di “Intermediario esclusivo”.

Secondo l’accordo negoziato dalla first lady, i leader civili di entrambi i Paesi collaboreranno per visitare i residenti nelle loro case e valutare il tipo di assistenza necessaria. Chi vorrà lasciare il luogo riceverà supporto coordinato per il trasferimento verso la destinazione scelta; alcuni potrebbero optare per la Russia, altri per destinazioni in Ucraina. È previsto inoltre il coinvolgimento di un media americano ritenuto imparziale per accompagnare i team russi e ucraini sul territorio e contribuire a garantire che le preferenze di ciascuna famiglia siano rispettate.

La Casa Bianca aggiunge che le condizioni urgenti di Oleshky sono state portate all’attenzione della first lady durante colloqui privati svoltisi a margine di una sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu. Melania Trump e il suo rappresentante hanno fatto leva sui canali di comunicazione già utilizzati in precedenti operazioni di ricongiungimento (citando sei precedenti rientri di 34 bambini) e, secondo la dichiarazione, entrambe le nazioni hanno immediatamente nominato team per coordinare le complesse attività, compresi interventi di sminamento. Tutte le parti avrebbero lavorato senza sosta per arrivare all’accordo.

Il Cremlino: “Diversi giorni per completare evacuazione dei civili da Oleshky”

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che potrebbero essere necessari “almeno diversi giorni” per completare l’evacuazione dei civili da Oleshky nell’ambito dell’operazione umanitaria, evitando però di anticipare dettagli operativi. Successivamente il ministero della Difesa russo ha confermato che le forze russe introdurranno un cessate il fuoco a Oleshky, con lo stop dei raid in direzione Kherson dalle quattro del mattino (ora di Mosca) del 27 ottobre.

La conferma di Kiev

L’Ucraina ha confermato l’accordo. Il commissario per i diritti umani, Dmytro Lubinets, ha ringraziato Melania Trump e il suo team per gli sforzi di coordinamento tra le parti e ha spiegato di aver condotto i negoziati per la parte ucraina insieme alla controparte russa, Yana Lantrarova. Lubinets ha avvertito che l’operazione è molto complessa e si svolgerà in più fasi.

L’elemosiniere del Papa in viaggio verso l’Ucraina

Nel frattempo, l’Elemosiniere del Papa, monsignor Luis Marín de San Martín, prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, partirà per l’Ucraina il 27 ottobre, accompagnato dal sottosegretario Massimo Ralli. Il viaggio mira a esprimere vicinanza alle persone colpite dalla guerra e a portare sostegno a chi sta soffrendo per le conseguenze del conflitto.

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