Quarantamila tonnellate di diesel russo destinate agli Stati Uniti: per l’ambasciatore ucraino a Roma, Ihor Brusylo, non si tratta tanto di un problema energetico quanto di una mossa a valenza politica. Il primo carico previsto dall’intesa tra Donald Trump e Vladimir Putin è economicamente marginale rispetto ai consumi statunitensi, ma può avere un valore simbolico e strategico rilevante. Secondo Brusylo, la Russia non mira tanto a vendere carburante quanto a esercitare influenza e a rimodellare i rapporti tra grandi potenze, con l’obiettivo di isolare o indebolire l’Europa.
Queste considerazioni sono emerse nel corso dell’incontro con Brusylo, ex vicecapo dell’Ufficio del presidente Volodymyr Zelensky e da marzo ambasciatore in Italia, organizzato dall’Associazione Stampa Estera a Roma durante il Festival della Diplomazia (qui il programma dei prossimi giorni). A porre le domande sono stati soprattutto studenti di diverse nazionalità, trasformando il dibattito in una conversazione ampia sui temi più controversi della guerra, del ruolo degli Stati Uniti e delle prospettive di pace.
Il diesel di Putin e la trappola per Washington
Brusylo contesta l’effettiva utilità economica dell’accordo energetico: un primo carico di circa 300mila barili è una minima frazione dell’uso quotidiano di diesel negli Stati Uniti, e dunque il significato reale dell’operazione sarebbe politico. L’ambasciatore parla di una strategia russa volta a spingere gli Stati Uniti a ritirarsi dalla scena europea, indebolendo così l’alleanza transatlantica e promuovendo una logica di sfere d’influenza in cui l’Europa perderebbe autonomia.
Secondo lui, l’intesa costituisce una sorta di trappola: non un semplice scambio commerciale ma uno strumento per erodere l’influenza americana in Europa. Questo rischio, avverte, potrebbe compromettere l’autorevolezza statunitense costruita dal dopoguerra.
Nonostante le critiche, Brusylo riconosce il ruolo imprescindibile degli Stati Uniti per una possibile soluzione negoziata: la pace richiede il contributo americano in termini di risorse, tecnologia e capacità militare. Non crede che Washington abbandonerà l’impegno verso l’Ucraina, che rappresenta una sfida per l’ordine internazionale nel suo complesso.
L’Europa ha avuto quasi cinque anni per prepararsi
L’ambasciatore è più severo verso l’Europa, ritenuta il punto più vulnerabile dell’Occidente. Nel suo ragionamento conta il funzionamento stesso dei sistemi democratici europei, basati sul consenso e sull’alternanza, che offrono al Cremlino opportunità di divisione politica.
Brusylo sottolinea che l’Ucraina ha offerto all’Europa quasi cinque anni di preavviso per rafforzare la propria difesa e sviluppare autonomia strategica. Risorse e capacità industriali ci sono, ma manca la consapevolezza che la forza economica da sola non garantisce più influenza politica e sicurezza.
La sicurezza, afferma, non è alternativa alla prosperità ma la sua condizione necessaria. Invitando l’Europa a proteggere scuole, ospedali e infrastrutture, ricorda la concreta esperienza ucraina, dove i bambini studiano nei rifugi sotterranei. Per Brusylo, la difesa dovrebbe essere un obiettivo condiviso oltre le divisioni politiche; Regno Unito e Germania mostrerebbero di comprendere questa esigenza.
La pace, i territori e il precedente di Istanbul
Sulla prospettiva negoziale, Brusylo dice che l’Ucraina è disponibile a partecipare a ogni formato che possa portare alla pace, ma rifiuta soluzioni che lascino il Paese esposto a future aggressioni. La priorità è assicurare una pace duratura che preservi la capacità difensiva ucraina e garantisca la sovranità del popolo e del territorio.
Evita di elencare concessioni territoriali o politiche predefinite: per lui la domanda cruciale è come porre fine alla guerra senza mettere a rischio le persone e l’integrità dello Stato. Sul presunto ruolo di Boris Johnson nei negoziati di Istanbul del 2022, Brusylo respinge l’idea che il Regno Unito abbia costretto Kiev a rifiutare un accordo, spiegando che la Russia non mostrò allora una reale volontà di pace e piuttosto ripeté posizioni preconfezionate.
Pur riconoscendo l’importanza del dialogo — “ogni guerra deve finire con un negoziato” — avverte che è necessario costruire condizioni tali da evitare che un accordo sia solo una pausa prima di una nuova aggressione.
Dalla Georgia alla Moldova: il futuro europeo passa dal Mar Nero
Le preoccupazioni sollevate dagli studenti dell’Europa orientale estendono il dibattito oltre l’Ucraina. Alla questione della sicurezza del Mar Nero e dell’integrazione europea della Georgia, Brusylo sottolinea l’importanza della cooperazione regionale tra Ucraina, Georgia, Romania, Bulgaria e Turchia: il Mar Nero è strategico anche per il commercio globale e la sicurezza alimentare.
Ripristinare i collegamenti marittimi civili tra Ucraina e Georgia è considerato cruciale per la prosperità regionale. Sul futuro europeo della Georgia, l’ambasciatore invita la cittadinanza a scegliere chiaramente il proprio percorso strategico. Sulla Moldova, pur con la questione della Transnistria, afferma che Ucraina e Moldova appartengono all’Unione europea e dovrebbero procedere insieme nel processo di adesione.
Brusylo suggerisce inoltre che l’ingresso dell’Ucraina nell’UE non sarebbe solo vantaggioso per Kiev, ma rafforzerebbe la sicurezza dell’intera Unione grazie alle capacità militari e tecnologiche acquisite durante la guerra. Riguardo al ruolo della Cina, riconosce a Pechino un peso sull’atteggiamento del Cremlino e ritiene importante coinvolgerla nelle iniziative diplomatiche per favorire una visione di equilibrio internazionale.
La generazione che dovrà ricostruire l’Ucraina
La parte più personale dell’incontro riguarda i giovani e la ricostruzione sociale. Brusylo descrive l’Ucraina come una “democrazia orizzontale” in cui la società civile è centrale per la resilienza nazionale. Incoraggia i giovani ucraini all’estero a tornare un giorno e propone la creazione in Italia di una piattaforma per mettere in rete i giovani ucraini, in collaborazione con l’ambasciata, per promuovere progetti comuni.
Tra le aree di cooperazione citate ci sono l’agricoltura, l’innovazione tecnologica e iniziative agroalimentari con partner come la FAO. Brusylo vede nelle nuove generazioni un potenziale motore di sviluppo per questi settori.
Sulle sfide del dopoguerra, l’ambasciatore indica come priorità la riabilitazione psicologica: reintegrare i veterani, creare opportunità di lavoro e aiutare milioni di persone a ricostruire una vita normale. Particolare attenzione va ai bambini, molti dei quali portano traumi profondi: esempio evidente sono quelli accolti in Italia che reagiscono ai fuochi d’artificio come se fossero bombardamenti.
Brusylo richiama infine l’urgenza di decisioni politiche: per l’Ucraina la diplomazia non può accontentarsi di processi lenti, perché ogni settimana senza una soluzione significa vittime e nuove distruzioni. La pace è dunque vista non solo come un obiettivo a tavolino, ma come la condizione necessaria per restituire un futuro a una generazione costretta a crescere prima del tempo.