Iran, il Nyt: “Così gli ultraconservatori hanno fatto saltare l’accordo di pace con gli Usa”

14 settembre 2026 | 00.10

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Secondo il New York Times, basandosi su colloqui con funzionari iraniani, membri dei Guardiani della Rivoluzione ed ex dirigenti, sono stati elementi ultraconservatori a sabotare nei mesi scorsi l’accordo di pace tra Iran e Stati Uniti, ordinando in modo segreto un attacco contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz. A luglio le forze iraniane avrebbero aperto il fuoco sulle imbarcazioni, incendiando una petroliera qatariota per il trasporto di gas naturale liquefatto e danneggiando altre due navi.

Il presidente Masoud Pezeshkian, informato dell’attacco, chiamò il comandante in capo dei Pasdaran, il generale Ahmad Vahidi, esprimendo sconcerto e chiedendo spiegazioni, definendo l’operazione irresponsabile. Vahidi ha dichiarato, sempre secondo il Nyt, di non aver autorizzato l’azione e di non essere stato avvertito in anticipo. Anche il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, l’organo centrale per decisioni su guerra e negoziati, non risulterebbe informato.

Tre funzionari iraniani citati dal Nyt indicano come protagonista della manovra Hossein Taeb, figura influente nei servizi di sicurezza e da tempo contraria all’intesa con gli Stati Uniti. L’attacco ha così ostacolato gli sforzi dei pragmatisti iraniani volti a porre fine alle ostilità e a rilanciare un’economia già gravemente compromessa.

A favorire l’iniziativa degli ultraconservatori, secondo il quotidiano, è stata anche l’assenza prolungata della nuova Guida Suprema, l’ayatollah Mojtaba Khamenei; nominato a marzo, non è stato visto in pubblico né ascoltato direttamente e sono state sollevate perplessità sull’autenticità di alcuni messaggi attribuiti a lui. Questa assenza ha lasciato prive di un arbitro effettivo le dispute tra le fazioni al potere.

Dopo l’attacco alle navi, Pezeshkian fece ritorno immediato a Teheran e il giorno seguente gli Stati Uniti risposero con raid aerei contro obiettivi iraniani. All’interno della leadership si sono verificati duri contrasti tra vertici civili e militari, con accuse reciproche e minacce di dimissioni da parte di due alti generali. Le tensioni hanno portato a una riorganizzazione del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e alla nomina del generale Mohsen Rezaei a capo dell’organo, con il compito di mediare tra le diverse correnti.

Nel frattempo, sempre secondo il Nyt, la componente più intransigente del regime ha consolidato la propria posizione e spinge per un’ulteriore escalation contro gli Stati Uniti: tra le opzioni discusse vi sarebbero nuovi attacchi contro obiettivi americani, navi militari e infrastrutture petrolifere nella regione, anche tramite alleati come gli Houthi in Yemen o gruppi sciiti armati in Iraq. Pezeshkian e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf hanno messo in guardia sui rischi di tale strategia, mentre la crisi economica dell’Iran si aggrava a causa del blocco navale, del crollo delle esportazioni petrolifere, della svalutazione della moneta e dell’aumento dell’inflazione.