Tre minuti complessivi di esercizio ad alta intensità, suddivisi in brevi scatti, possono produrre cambiamenti nel sangue più marcati rispetto a 90 minuti di attività a intensità moderata. Lo evidenzia uno studio pubblicato ad agosto su Cell Reports Medicine: il sangue dei partecipanti sottoposti a un protocollo di alta intensità — formato da ripetuti scatti di 30 secondi distribuiti su un arco totale di 23 minuti fra esercizi e pause — mostrava indicatori ematici più favorevoli rispetto a quello di chi aveva pedalato a ritmo controllato per un’ora e mezza.
Come funziona la comunicazione tra organi durante l’esercizio
Gli scienziati si sono concentrati su molecole che viaggiano nel sangue trasferendo segnali tra organi: dai muscoli, dal fegato, dalle cellule immunitarie e dall’intestino verso cervello, tessuto adiposo o ghiandole surrenali. Secondo lo studio, questo scambio di molecole genera reazioni che possono modulare e migliorare lo stato di salute dell’individuo.
Lo studio: 19 uomini a confronto tra sprint e ciclismo moderato
La ricerca ha coinvolto 19 uomini in buona salute, sottoposti a due protocolli diversi: pedalare su cyclette a ritmo moderato per 90 minuti oppure eseguire intervalli di sprint ad alta intensità, cioè 6 scatti di 30 secondi alla massima velocità sostenibile seguiti da 4 minuti di recupero, per una sessione totale di 23 minuti. I ricercatori hanno prelevato sangue prima dell’esercizio, subito dopo e tre ore più tardi, analizzando i campioni per monitorare le variazioni proteiche.
8 settimane di allenamento: cosa è successo nel sangue
I test hanno rivelato differenze sostanziali: dopo l’allenamento ad alta intensità oltre 700 proteine nel sangue cambiavano significativamente, mentre l’attività moderata ne modificava solo 7 nell’immediato e 12 dopo tre ore.
Per approfondire, il team guidato da Cohen ha applicato un programma di allenamento di 8 settimane seguendo i due approcci. Anche in questo caso i nuovi esami ematici hanno confermato i risultati iniziali: chi aveva praticato esercizi intensi — per un totale di circa 72 minuti in due mesi — mostrava cambiamenti immediati in centinaia di proteine; chi aveva pedalato a ritmo moderato per almeno 216 ore presentava variazioni in meno di 10 proteine.
Cosa significa ‘allenamento intenso’
Secondo gli autori, l’allenamento concentrato ad alta intensità favorisce una comunicazione più ampia tra gli organi. «Sappiamo che l’esercizio fisico apporta benefici per la salute», ha spiegato Paul Cohen, cardiologo e docente di metabolismo molecolare alla Rockefeller University, coordinatore dello studio. «Non conosciamo però del tutto i meccanismi e come i vari organi si scambino segnali durante e dopo l’attività». Gli scienziati sottolineano inoltre che «non tutti gli esercizi sono equivalenti».
L’intensità è anche soggettiva: ciò che è molto intenso per una persona può essere normale per un’altra. Gli autori consigliano di valutare lo sforzo su una scala da 1 a 10: un valore vicino a 8 corrisponde a un esercizio intenso, mentre intorno al 5 indica uno sforzo moderato.
Le proteine collegate a minor rischio di cuore, obesità e diabete
Lo studio ha anche cercato di identificare gli organi che contribuiscono alla produzione delle proteine osservate: oltre ai muscoli, sono emerse come fonti cellule immunitarie, tessuto adiposo, fegato, pancreas, ipofisi, intestino e cervello. Molti di questi tessuti, a loro volta, assorbono proteine provenienti da altri organi, ricevendo così segnali che ne modulano la risposta allo sforzo.
Il gruppo iniziale di 19 partecipanti è stato il punto di partenza per incrociare i risultati con dati di circa 50.000 adulti nel Regno Unito, in cui sono stati valutati livelli proteici tipici e l’andamento della salute a lungo termine. Incrociando le informazioni, il team ha identificato 32 proteine associate all’allenamento intenso e correlate a un rischio ridotto di malattie cardiache, obesità e diabete di tipo 2. Al contrario, solo 3 proteine, alterate dopo ciclismo moderato, risultavano collegate a benefici sanitari a lungo termine.