Ebola, il co-scopritore del virus: “Si diffonde a velocità mai vista”

Jean-Jacques Muyembe, il virologo congolese tra i scopritori del virus nel 1976 e direttore dell’Istituto nazionale di ricerca biomedica di Kinshasa, avverte che l’Ebola si sta diffondendo a una velocità senza precedenti. Intervistato da Le Monde, osserva che in soli tre mesi il numero delle vittime si è avvicinato a quello dell’epidemia del 2018, nonostante quest’ultima sia durata 22 mesi.

Sistema sanitario al collasso

Secondo Muyembe, la crisi è in gran parte legata a un rilevamento tardivo: il virus probabilmente circolava già a gennaio ma è stato identificato solo tra aprile e maggio, permettendo una diffusione incontrollata nelle comunità. In breve tempo l’epidemia è passata da tre a 53 zone sanitarie coinvolte e da tre a cinque province colpite.

Il contagio è avvenuto in un contesto di sistema sanitario indebolito: lo smantellamento di Usaid all’inizio del 2025 ha ridotto la sorveglianza epidemiologica nazionale. Inoltre, la diffusione nelle aree più densamente popolate della Repubblica Democratica del Congo, caratterizzate da conflitti armati e attività estrattive intense, ha facilitato la propagazione del virus. Anche la risposta nazionale e internazionale è stata lenta e inefficace, e le autorità stanno ora cercando di recuperare il terreno perso.

Il principale sospettato per la trasmissione è il pipistrello

A livello scientifico permangono incertezze, in particolare sull’ospite animale che trasmette il virus. Muyembe indica il pipistrello come il principale indizio: ricorda che la prima epidemia del 1976 in Sudan era partita in un’area con molti pipistrelli e che le feci di questi animali potrebbero aver infettato la popolazione. Anche la forte deforestazione contribuisce a modificare i contatti tra esseri umani e fauna selvatica, aumentando il rischio di spillover.

La ricerca finora si è concentrata soprattutto sul ceppo Zaire, responsabile della maggior parte delle epidemie e caratterizzato da alta letalità, mentre studi sul ceppo Bundibugyo sono stati limitati. Questo solleva anche questioni pratiche sullo sviluppo e sulla produzione di vaccini per ceppi meno diffusi: esisterebbe un mercato sufficiente a sostenere sviluppo e distribuzione?

Muyembe osserva che, se l’epidemia fosse stata concentrata in Europa, lo sforzo per trovare vaccini o terapie potrebbe essere stato maggiore, ma preferisce non entrare nel dibattito geopolitico. Sottolinea invece che la lotta contro l’Ebola è una questione globale e richiede cooperazione internazionale.

Attualmente sono in corso due studi importanti nell’Est del Paese, a Bunia e Mongbwalu, con il supporto dell’unità Malattie infettive emergenti dell’Anrs in Francia. Uno testa la combinazione di un anticorpo monoclonale e di un antivirale per valutarne l’efficacia congiunta; l’altro valuta se un anticorpo monoclonale possa proteggere chi è stato esposto. I risultati definitivi richiederanno ancora diversi mesi.

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