Iran, l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo: tra pressing per de-escalation e altri interessi

L’Arabia Saudita chiede de-escalation e maggiore chiarezza. Teheran afferma di essere impegnata in colloqui bilaterali con l’Oman per una riapertura temporanea dello Stretto di Hormuz mediante una nuova rotta, mentre mediatori internazionali cercano di evitare un’ulteriore escalation tra Stati Uniti e Repubblica islamica. L’obiettivo condiviso è che i negoziati annunciati dall’Iran possano favorire un cessate il fuoco dopo il memorandum d’intesa di giugno, la breve tregua successiva, e la recente decisione di Donald Trump di ‘sospendere’ per ora ulteriori operazioni militari contro l’Iran.

Il Qatar funge da mediatore nei colloqui sullo Stretto di Hormuz coinvolgendo Iran, Stati Uniti e Oman, ha riferito il New York Times citando tre diplomatici. Doha coordina i negoziati anche con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Osservatori resta scettici sulla possibilità che l’Iran rinunci a rivendicazioni su Hormuz. Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmaeil Baghaei, ha spiegato che tra Iran e Oman c’è stato uno scambio di carte nautiche con possibili rotte e che una delle opzioni è una “rotta intermedia” per tutelare interessi di entrambe le parti. Ha però avvertito che, finché le questioni che l’Iran ritiene violate dagli Usa non saranno risolte, non si attendono cambiamenti significativi sulla situazione nello Stretto.

Secondo il Wall Street Journal, i mediatori qatarioti hanno presentato sabato all’Iran una nuova proposta sulla gestione dello Stretto e, stando ai mediatori, i diplomatici iraniani avrebbero reagito in modo positivo. Un funzionario iraniano ha confermato che da Teheran è arrivata un’apertura verso una proposta avanzata dai mediatori.

Sabato sono avvenuti anche contatti diretti a livello diplomatico: il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, ha parlato con il ministro degli Esteri saudita e ha avuto un colloquio telefonico con il capo dell’Esercito pakistano, Asim Munir. Il Wall Street Journal ha osservato che non è ancora chiaro come la proposta affronti la questione del pedaggio richiesto dall’Iran. Il giornale ha inoltre riportato che funzionari regionali sostengono che, venerdì scorso, diplomatici iraniani hanno avanzato nuove idee per la riapertura dello Stretto e per la revoca di alcune sanzioni sul petrolio iraniano.

C’è stato poi il colloquio tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, in cui è stata sollecitata la via del dialogo per contenere l’escalation. Mbs avrebbe chiesto chiarimenti sulla strategia Usa nei confronti dell’Iran e su eventuali raid pianificati. Dietro le quinte, i Paesi del Golfo, preoccupati per la possibile risposta iraniana alle operazioni americane, esprimono frustrazione per quella che percepiscono come l’assenza di una strategia Usa chiara; negli ultimi giorni gli alleati nella regione hanno chiesto maggiori capacità di intercettamento per la difesa aerea e garanzie sull’assistenza militare statunitense in caso di protrarsi delle tensioni. Non tutti gli stati del Golfo spingono per la de-escalation: gli Emirati, in particolare, hanno sollecitato nelle ultime settimane misure più incisive contro l’Iran. Secondo un diplomatico iraniano, i Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) stanno valutando anche la possibilità di attacchi preventivi nel caso la diplomazia fallisse, anche in assenza di un attacco da parte degli Stati Uniti.