«Ci riprendiamo tutti, senza alcuna eccezione». È la dichiarazione che il ministro dell’Interno del Marocco, Abdelouafi Laftit, ha rivolto al governo di Madrid dopo che, negli ultimi giorni, circa 60.000 marocchini sono arrivati a Ceuta, l’exclave spagnola considerata porta d’ingresso per l’Europa. I due Paesi «si sono impegnati a rivedere e attuare misure che consentano il rinvio, nel più breve tempo possibile, di tutte le persone entrate illegalmente a Ceuta», ha riferito il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, citando l’impegno di Rabat. Secondo il ministero spagnolo, oltre 37.000 persone sarebbero già state rimpatriate.
Analisti marocchini interpellati dall’Adnkronos ritengono che il Marocco non abbia interesse a mostrarsi come un Paese in crisi con giovani pronti a emigrare, soprattutto a pochi giorni dal discorso del Trono del re Mohammed VI in cui si è parlato di crescita, stabilità politica e apertura agli investimenti esteri. Nel suo intervento il re ha ricordato, tra l’altro, che il Paese è diventato il primo esportatore di auto in Africa e che settori come l’automotive, l’aeronautica, le energie rinnovabili e l’industria agroalimentare sono pilastri fondamentali per attrarre investimenti, creare ricchezza e posti di lavoro.
I motivi della crisi (indotta)
Nel discorso non è stato fatto alcun riferimento alla questione del Sahara occidentale, che per alcuni osservatori potrebbe essere connessa al via libera a migliaia di partenze verso Ceuta. Secondo questa interpretazione, l’ondata migratoria sarebbe stata in parte una ritorsione per la visita del premier spagnolo Pedro Sánchez ad Algeri il 20 luglio, città considerata storica rivale di Rabat sulla sovranità della regione. Un episodio simile si era verificato nel maggio 2021, quando circa 8.000 persone entrarono a Ceuta in poche ore dopo il ricovero a Madrid del leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali.
Fonti informate osservano che non si può escludere un parallelo con quanto accaduto cinque anni fa, pur riconoscendo che il tono ottimista e lungimirante del discorso del re contrasta con le immagini recenti e mette in discussione la narrazione di un Marocco completamente stabile e in forte crescita. Anche se è prevista una crescita del PIL attorno al 5% per quest’anno, permangono disuguaglianze e un diffuso malcontento tra la generazione Z.
La sentenza del Tribunale supremo
A Rabat e a Madrid si tende invece a ritenere che la crisi sia stata innescata dalla sentenza dell’8 luglio del Tribunale supremo spagnolo, che stabilisce che i migranti arrivati a nuoto a Ceuta debbano essere soggetti a una procedura amministrativa più lunga ma con maggiori garanzie. Questa nuova situazione è stata interpretata come un’opportunità da parte di molti migranti. Le organizzazioni di trafficanti di esseri umani avrebbero poi amplificato e distorto il messaggio, come denunciato da Sánchez, che ha parlato di un’interpretazione opportunistica della sentenza da parte delle mafie del traffico. Diversi migranti hanno raccontato che sui social e su piattaforme molto usate dai giovani, come Discord, si è diffuso il passaparola sull’apertura delle frontiere di Ceuta, alimentando il miraggio dell’arrivo in Europa.