Ostia e la rivoluzione del mare libero, il Times racconta la “ribellione” contro gli stabilimenti

La barriera tra la città e il mare sta cambiando. A Ostia il Comune promuove un nuovo modello di accesso al litorale: più spiagge libere, riduzione delle concessioni e l’apertura di nuovi varchi per restituire ai cittadini tratti di costa considerati bene comune. Un reportage del Times parla di una vera e propria «rivoluzione», descrivendo la mobilitazione contro un sistema che ha trasformato ampie porzioni di costa pubblica in aree a pagamento.

Sulla passeggiata di Ostia il segno della trasformazione è visibile: al posto di uno dei più noti beach club, con ristorante e cabine, oggi resta un grande spazio aperto. Le ampie scalinate che un tempo accoglievano i clienti conducono ora direttamente alla spiaggia libera. Il servizio parte da qui e presenta Ostia come simbolo di un cambiamento più ampio: la revisione del modello degli stabilimenti balneari, accusati di privatizzare porzioni significative di costa pubblica con file di ombrelloni e accessi spesso limitati.

“Stiamo cambiando la situazione”

«Se fosse dipeso da me, avremmo rimosso anche la scalinata», dice al quotidiano britannico Tobia Zevi, responsabile delle spiagge del Comune di Roma, mentre percorre la battigia dove dopo decenni i cittadini possono tornare ad accedere gratuitamente al mare. «Il mare qui è stato a lungo simbolo di potere e arroganza; noi vogliamo modificare questa situazione», aggiunge Zevi.

Secondo il Times, Ostia è uno dei luoghi in cui cresce il malcontento verso un sistema nato nel dopoguerra, quando gli stabilimenti divennero parte integrante del turismo di massa. Oggi quel modello è messo in discussione: secondo Legambiente gli stabilimenti occupano fino al 43% delle spiagge italiane, con punte del 70% in Emilia-Romagna.

Il giornale osserva inoltre che i giovani contestano i costi degli stabilimenti, aumentati del 24% negli ultimi cinque anni, e chiedono un accesso più libero alle coste. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, propone un ridisegno del litorale di Ostia: portare la spiaggia libera da 1,2 chilometri a 6,5 chilometri — oltre la metà degli 11,3 chilometri di costa della Capitale — e ridurre gli stabilimenti da oltre 70 a 35. Il Comune intende creare nuovi varchi pubblici ogni 300 metri e ha chiesto la rimozione di alcune cabine per permettere la vista del mare dalla strada.

Il reportage estende poi lo sguardo al resto d’Italia. In Puglia il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha suscitato dibattito proponendo che i clienti degli stabilimenti possano portare il proprio cibo; la Regione ha stanziato 3 milioni di euro per riqualificare 56 spiagge libere. A Spotorno, in Liguria, il sindaco Mattia Fiorini ha aumentato la quota di spiaggia libera dal 18 al 40% del litorale, scatenando le proteste dei gestori: questi hanno sostenuto che la decisione avrebbe fatto crollare i prezzi delle case locali, tesi però respinta dal sindaco.