“Ci opponiamo con decisione a chi, compresi membri del governo israeliano, promuove l’annessione e il trasferimento forzato della popolazione palestinese. Ribadiamo il nostro impegno per una pace giusta, duratura e globale basata su una soluzione negoziata a due Stati, conforme alle rilevanti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, nella quale due Stati democratici, Israele e Palestina, convivano fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri e riconosciuti”. E il messaggio contenuto in una nota congiunta firmata dai leader del Regno Unito, dell’Italia, della Francia e della Germania.
“Israele mina la prospettiva della soluzione dei 2 Stati”
“Negli ultimi mesi la situazione in Cisgiordania e notevolmente peggiorata. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti e le politiche e le pratiche del governo israeliano, compreso un ulteriore rafforzamento del controllo, stanno erodendo la stabilita e le prospettive di una soluzione a due Stati”.
“Il diritto internazionale e chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. Anche i progetti edilizi nell’area E1 non farebbero eccezione”, sottolineano i leader. “Lo sviluppo dell’insediamento E1 rischierebbe di dividere in due la Cisgiordania” e costituirebbe, a loro avviso, “una grave violazione del diritto internazionale. Le imprese non dovrebbero partecipare alle gare per la costruzione a E1 o ad altri progetti insediativi. Devono essere consapevoli delle possibili conseguenze legali e reputazionali derivanti dalla partecipazione alla costruzione di insediamenti, incluso il rischio di essere coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale”.
I leader che hanno firmato la dichiarazione chiedono pertanto al governo israeliano “di porre fine all’espansione degli insediamenti e all’ampliamento dei poteri amministrativi, di assicurare l’accertamento delle responsabilita per la violenza dei coloni e di indagare sulle accuse rivolte alle forze israeliane, di rispettare la custodia dei luoghi santi di Gerusalemme e gli accordi storici sullo status quo, nonche di revocare le restrizioni finanziarie imposte all’Autorita Palestinese e all’economia palestinese”.
Leggi anche
