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La proposta
L’offerta iraniana e giunta tramite il Pakistan, che svolge il ruolo di mediatore, ed e la seconda inviata nel giro di poche ore dopo un primo testo non reso noto e respinto da Washington. Teheran attende una risposta e nel frattempo cerca di mantenere una posizione centrale nella gestione dello Stretto di Hormuz. Tra le ipotesi presentate figura anche l’idea di un pedaggio di 2 milioni che le petroliere dovrebbero versare per transitare nelle acque indicate; una soluzione che gli Stati Uniti e altri paesi giudicano inaccettabile. La proposta incontra inoltre l’opposizione di Stati come l’Oman e di diversi paesi arabi della regione.
Araghchi da Putin
In una fase diplomaticamente fluida, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si e recato in Russia dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Araghchi ha sostenuto che gli Stati Uniti non avrebbero raggiunto i loro obiettivi e che quindi sarebbero ora disposti a negoziare, definendo positive le basi per la cooperazione con Mosca. Putin ha dichiarato che la Russia fara il possibile per promuovere gli interessi dei paesi della regione e favorire una rapida soluzione di pace, riferendo di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei; secondo il leader russo l’asse Teheran-Mosca resta solido nel contesto della crisi mediorientale.
Negli stessi giorni la Casa Bianca ha avviato riunioni per valutare la situazione e la possibilita di riprendere il dialogo. Il presidente Trump ha annullato il viaggio in Pakistan dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner, previsto per incontrare Araghchi. <
Un primo commento critico e arrivato dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha denunciato come inaccettabile l’idea di subordinare l’accesso allo Stretto a un coordinamento o a un’autorizzazione iraniana, sostenendo che si tratta di acque internazionali e che non si puo accettare un sistema in cui sia l’Iran a decidere chi puo transitarvi.
La linea rossa di Trump
L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione americana e lo smantellamento del programma nucleare iraniano. L’Iran dispone attualmente di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%: per raggiungere la soglia del 90% necessaria per usi militari servono ancora alcuni passaggi considerati relativamente rapidi. Gli Stati Uniti chiedono una sospensione decennale del programma e la consegna delle riserve di uranio. La proposta iraniana prevede invece una sospensione di 5 anni seguita da uno sviluppo limitato e civile per un periodo analogo, con una parte delle scorte sottoposta a diluizione e monitoraggio internazionale e un’altra parte affidata alla Russia. Questa ipotesi e stata respinta dalla Casa Bianca come oltre la <
Il presidente americano mostra scarsa propensione a concessioni, sostenendo che le pressioni economiche stanno gia indebolendo il settore petrolifero iraniano, con perdite valutate dall’amministrazione in centinaia di milioni di dollari al giorno e difficolta a esportare greggio. Inoltre, secondo Washington, danni alle infrastrutture richiederebbero anni per essere riparati. Dal punto di vista di Teheran, la guerra ha inoltre compromesso la produzione interna e il blocco navale limita le importazioni dal Golfo Persico; le rotte alternative via terra da Turchia e Pakistan e via Mar Caspio dalla Russia non sarebbero sufficienti per ristabilire rapidamente l’equilibrio commerciale.
