Bertin (Confcommercio Veneto e Padova): “Questo significa che il tema dell’immigrazione va affrontato con equilibrio”
Milione più milione meno, sono almeno 200 i milioni di euro che i lavoratori nati all’estero e che a qualsiasi titolo (dipendenti o titolari) operano nel padovano, versano nelle casse dell’Erario a fronte di redditi dichiarati che superano 1,5 miliardi di euro.
“E’ una stima – dichiara il presidente di Confcommercio Veneto e Padova, Patrizio Bertin – che il nostro ufficio studi ha realizzato sulla scorta dei dati regionali della Fondazione Leone Moressa su dati MEF – Dipartimento delle Finanze (anno d’imposta 2024), ma è una stima molto attendibile che evidenzia come i contribuenti nati all’estero rappresentino una componente sempre più importante dell’economia italiana, veneta e padovana”.
Secondo le elaborazioni della Fondazione Leone Moressa i contribuenti nati all’estero hanno dichiarato in Italia quasi 88 miliardi di euro di redditi, mentre il gettito IRPEF riconducibile a questa componente raggiunge 12,6 miliardi di euro. Il Veneto si conferma tra le regioni più rilevanti, con 10,435 miliardi di euro di redditi dichiarati, terzo valore nazionale dopo Lombardia ed Emilia-Romagna.
“A voler essere ancora più precisi – continua Bertin – la nostra elaborazione individua tra 1,55 e 1,65 i miliardi di euro di redditi prodotti con una forcella che oscilla tra i 220 e 240 milioni di euro di IRPEF versata ogni anno. E’ il destino dei numeri: sembrano aridi ma, in verità, dietro ad essi ci sono migliaia di persone che ogni giorno lavorano nelle imprese del commercio, del turismo, della ristorazione, della logistica, dei servizi alla persona, dell’edilizia, dell’agricoltura e dell’industria. Il loro contributo non riguarda soltanto il mercato del lavoro, ma anche il sostegno ai consumi e alle entrate fiscali del Paese e del territorio”.
“Questo significa che il tema dell’immigrazione – prosegue il presidente veneto e padovano di Confcommercio – va affrontato con equilibrio: pacifico che servano legalità, rispetto delle regole e percorsi di integrazione efficaci, ma è altrettanto pacifico riconoscere che molte imprese oggi faticano a reperire personale e che una parte significativa della crescita economica passa anche attraverso il lavoro di cittadini nati all’estero“.
Sullo sfondo, naturalmente, si staglia il vero tema che è la sfida demografica.
“Alla manifestazione nazionale Share It dei Giovani di Confcommercio, svoltasi la scorsa settimana tra Padova e Montegrotto Terme – conclude Bertin – il nostro presidente nazionale, Carlo Sangalli, ha detto con molta chiarezza quanto sia drammatica, in Italia, la perdita di popolazione in età lavorativa, offrendo anche dei numeri: 25 milioni erano gli under 30 negli anni ’80 del secolo scorso, 16 milioni sono quelli attuali. La risposta pertanto non può essere né superficiale nè ideologica e deve poggiare su tre pilastri: sostenere la natalità, valorizzare i giovani e accompagnare un’immigrazione regolare e qualificata. Non sono obiettivi alternativi, sono obiettivi complementari. Se vogliamo continuare a garantire competitività alle imprese e sostenibilità al nostro sistema economico, dobbiamo avere il coraggio di guardare ai numeri prima che agli slogan”.
PADOVA 30 GIUGNO 2026
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