I colloqui in programma domani a Islamabad tra Stati Uniti e Iran appaiono fragili e con scarse probabilita di risolvere i nodi principali della crisi, secondo Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group, in un’intervista ad Adnkronos. La tregua e tenue: Israele ha ripreso i bombardamenti sul Libano nel primo giorno del cessate il fuoco e l’Iran ha reagito chiudendo lo Stretto di Hormuz. Bremmer avverte che il processo e <
Sul tema dell’arricchimento dell’uranio – che separa nettamente Washington e Teheran – Bremmer non prevede svolte immediate: gli Stati Uniti escludono qualsiasi arricchimento, mentre l’Iran lo considera scontato. Secondo l’analista, Teheran potrebbe voler prolungare i negoziati senza giungere a un accordo definitivo; se gli americani accettassero questo approccio, si aprirebbe uno spazio per mantenere il dialogo senza che nessuna delle parti debba ammettere una sconfitta. Trump ha inoltre ribadito la disponibilita degli Stati Uniti a intervenire nuovamente se l’Iran tentasse di rilanciare il programma nucleare, percio non e chiaro se sia necessario un accordo definitivo su questo punto per preservare il cessate il fuoco.
La scelta del Pakistan come mediatore e una sorpresa: Islamabad ha recentemente migliorato i rapporti con Washington, mantiene canali diplomatici affidabili con Pechino e ha legami difensivi con l’Arabia Saudita, collocandosi cosi al centro della partita che coinvolge anche Cina e Arabia Saudita. Bremmer osserva che i sauditi sono piu motivati a porre fine al conflitto rispetto agli Emirati, piu vicini a Israele e agli USA. Sulla Cina, l’analista ridimensiona il ruolo di protagonista: Pechino non voleva assumere la guida del processo e riconosce l’alta probabilita di insuccesso, pur potendo esercitare un’influenza crescente nel tempo; la sua propensione al rischio, pero, limita una leadership assertiva. (di Angelo Paura)
