Trump’s plan to seize Iran’s uranium in unprecedented high-risk mission

Secondo il Washington Post, l’esercito degli Stati Uniti ha presentato al presidente Trump un piano per sequestrare quasi 450 chilogrammi di uranio altamente arricchito in Iran. Il progetto prevede, tra l’altro, il trasporto aereo di macchinari per lo scavo e la costruzione di una pista di atterraggio in grado di ricevere aerei cargo per portare via il materiale radioattivo. Due fonti a conoscenza della questione riferiscono che il piano, che include rischi operativi rilevanti, e stato illustrato a Trump dopo una sua richiesta. Limitare la capacita iraniana di sviluppare un’arma nucleare resta uno degli obiettivi principali dell’amministrazione.

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Esperti e ex funzionari avvertono che si tratterebbe di un’operazione estremamente complessa e senza precedenti in tempo di guerra. La missione richiederebbe probabilmente il trasporto aereo di centinaia, possibilmente migliaia, di militari e di pesante equipaggiamento per scavare e recuperare materiale radioattivo, svolgendosi potenzialmente sotto il fuoco nemico in profondita nel territorio iraniano e richiedendo settimane, secondo stime di ex funzionari della difesa.

“Operazione piu complessa della storia, rischi enormi”

L’amministrazione aveva presentato all’Iran una proposta in 15 punti per porre fine al conflitto, che includeva la richiesta che Teheran rinunciasse all’uranio altamente arricchito – definito da Trump come “polvere nucleare”. L’Iran ha rifiutato la proposta, pur avendo in precedenza ipotizzato la possibilita di “diluire” parte del materiale. Mick Mulroy, ex vice assistente del segretario alla Difesa e veterano di CIA e Marines, ha definito una simile operazione come una delle piu grandi e complesse operazioni speciali mai tentate, con rischi considerevoli per le forze armate.

Un segnale dell’interesse di Trump per questa opzione e stata la sua raccomandazione pubblica di seguire una trasmissione di Mark Levin, conduttore di Fox News, che ha sostenuto l’impiego di truppe di terra “specializzate” per impadronirsi delle scorte iraniane di uranio, sostenendo che non sarebbe necessario un grande schieramento di massa ma che il problema cruciale e l’uranio stesso.

Casa Bianca: “Trump non ha ancora deciso”

Trump, che in campagna aveva promesso di porre fine alle guerre, si trova ora alla quinta settimana di un conflitto avviato dalla sua amministrazione, condotto in larga parte con attacchi aerei in coordinamento con Israele. Lanciare una vasta operazione di terra per recuperare l’uranio richiederebbe il dispiegamento di unita d’assalto e di numeroso personale di supporto, aumentando significativamente i rischi per le forze armate. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che il compito del Pentagono e preparare opzioni che diano al comandante in capo la massima liberta di scelta, precisando pero che questo non equivale a una decisione gia presa dal presidente.

Con i sondaggi che mostrano una maggioranza di americani contrari alla guerra e specialmente all’invio di truppe di terra, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito che, secondo l’amministrazione, l’Iran non deve e non avra una bomba nucleare, presentando questa come una delle ragioni che giustificano le azioni intraprese.

Le scorte di uranio in Iran e i rischi

A giugno gli Stati Uniti hanno colpito impianti nucleari in Iran. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) stima che l’Iran abbia accumulato circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, un livello vicino ma ancora inferiore a quello normalmente considerato necessario per un ordigno. Piu della meta di questo materiale sarebbe stoccata in un impianto alla periferia di Isfahan, in tunnel profondi oltre 90 metri, ha dichiarato il direttore generale dell’AIEA Rafael Mariano Grossi; il resto si troverebbe a Natanz e in altri siti potenzialmente sensibili. Immagini satellitari analizzate da istituti indipendenti avevano mostrato, all’inizio di giugno, un camion che trasportava 18 barili blu verso l’ingresso meridionale del sito di Isfahan, probabilmente contenenti cilindri di uranio arricchito trasferiti nelle gallerie pochi giorni prima dei raid aerei.

L’accesso all’area di stoccaggio di Isfahan rimane ostacolato dalle macerie dei bombardamenti di giugno; da allora l’AIEA non ha osservato movimenti significativi che indichino tentativi di recupero o trasferimento su larga scala. Il materiale altamente arricchito e conservato come esafluoruro di uranio in cilindri sigillati, alti circa un metro; prima di poter essere impiegato in un’arma, dovrebbe essere arricchito oltre il 90% e trasformato in metallo. Grossi ha detto che i cilindri non sembrano particolarmente grandi ne fortemente protetti, sebbene possano essere stati usati cilindri d’inganno. Ha inoltre avvertito che, essendo il materiale altamente contaminante, un impatto diretto potrebbe provocare contaminazione.

Secondo fonti informate, per raggiungere il deposito sotterraneo sarebbe necessario portare sul posto attrezzature da scavo per abbattere cemento, schermature di piombo e altre barriere, raggiungere il fondo dei silos e rimuovere i contenitori pieni di materiale nucleare per il trasporto. Le stime sui tempi variano da settimane a mesi. Il generale in pensione Joseph Votel, che ha guidato il Comando Centrale e il Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti, ha osservato che la rimozione sarebbe piu sicura dopo un cessate il fuoco e con personale AIEA presente, ma che un’operazione sotto combattimento potrebbe comunque essere possibile. Votel e altri ex ufficiali sottolineano i molteplici rischi, incluse probabilmente perdite tra il personale, pur riconoscendo che le forze speciali si addestrano per affrontare operazioni complesse come questa.

Le fasi del piano

Per recuperare la maggior parte del materiale, oltre a un’azione rapida simbolica sarebbe presumibilmente necessaria un’occupazione temporanea delle aree interessate. La logistica potrebbe cominciare con attacchi mirati alle difese iraniane e alle infrastrutture, per creare un corridoio piu sicuro per le truppe che poi si spingerebbero all’interno del paese, spesso a centinaia di chilometri, per stabilire un perimetro difensivo intorno ai siti. Una delle opzioni prese in considerazione dagli esperti include l’impiego aereo di reparti come la 82 Divisione Aviotrasportata e i Ranger per conquistare territorio che potrebbe pero trovarsi nel raggio d’azione di artiglieria, missili e droni nemici. Successivamente gli ingegneri potrebbero costruire una pista di atterraggio per ricevere rifornimenti e attrezzature, alcuni dei quali potrebbero essere paracadutati o calati da elicotteri, operazioni che renderebbero vulnerabili gli aerei da trasporto.

Per svolgere i lavori di scavo sarebbero necessari numerosi specialisti di supporto: meccanici, autisti, addetti al rifornimento e altro personale logistico che lavorerebbero continuativamente, con approvvigionamenti di cibo, acqua e carburante costanti. E probabile che sul posto operassero anche esperti civili in materia nucleare del Dipartimento dell’Energia e di altre agenzie per valutare i rischi e sovrintendere alla rimozione del materiale.

L’insieme delle operazioni per ospitare, rifornire e proteggere il personale assomiglierebbe piu alla gestione di una piccola base avanzata che a una missione clandestina a basso profilo. Lo sforzo per penetrare nella roccia e raggiungere l’area di stoccaggio sarebbe un lavoro estenuante e meticoloso, condotto metro per metro in strutture sotterranee piene di incognite.

Ex operatori delle forze speciali stimano che le squadre d’assalto, probabilmente composte da reparti d’elite come la Delta Force o i Navy SEALs, impiegherebbero seghe e cannelli ossiacetilenici per oltrepassare barriere interne, mentre tiratori di precisione fornirebbero protezione. I commando indosserebbero tute protettive e respiratori e sarebbero dotati di sensori per rilevare la contaminazione radioattiva.

Bisogna considerare che qualsiasi sparo, esplosione o taglio potrebbe esporre al materiale pericoloso, rendendo necessarie complesse e ripetute procedure di decontaminazione per personale ed equipaggiamenti. Potrebbero esserci anche ordigni esplosivi nascosti. L’intera operazione e lenta, meticolosa e potenzialmente estremamente pericolosa, secondo chi si e occupato in passato di addestrare squadre per interventi simili.

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