Confronto domani, al teatro Momo di Mestre, tra Regione Veneto e due associazioni storiche dell’handicap, Anffas e Uildm, sul ‘dopo di noi’, cioè la possibilità per gli adulti disabili di vivere percorsi di vita autonoma, quando viene meno il sostegno della famiglia. L’assessore al sociale Manuela Lanzarin, in dialogo con i presidenti nazionali Roberto Speziale e Marco Rasconi di Anffas e Uildm e con i loro referenti veneti, affronterà con l’ex procuratore di Venezia Carlo Nordio, il direttore di Handylex Carlo Giacobini e il notaio Daniele Minussi, gli aspetti legali relativi alla tutela delle esperienze di autonomia delle persone non autosufficienti.
“Il Veneto è stata tra le prime regioni ad attivarsi per dare applicazione alla legge nazionale 112/2016 sul ‘Dopo di noi’, il primo provvedimento legislativo che riconosce specifiche tutele per le persone affette da disabilità al momento della perdita dei genitori o dei familiari – dichiara l’assessore – D’intesa con le associazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, abbiamo predisposto un piano regionale per impegnare i 7,2 milioni di euro che la legge assegna al Veneto per interventi e servizi rivolti all’autonomia dei disabili gravi. Daremo priorità ad esperienze residenziali temporanee in appartamenti che riproducono le condizioni di una famiglia, a percorsi giornalieri di autonomia e a forme di sostegno per soluzioni domiciliari alternative ai grandi istituti e alle Rsa, coinvolgendo il terzo settore, le famiglie e i servizi sociali”.
Sono oltre 3 mila i disabili gravi attualmente ospitati nelle strutture residenziali del Veneto. La rete delle 252 strutture (tra grandi istituti, case alloggio, Rsa, centri diurni e strutture protette) offre 3554 posti, di cui 3200 accreditati. Ma il numero delle persone gravemente disabili in età adulta assistite in famiglia è di gran lunga superiore.
“La legge sul ‘Dopo di noi’ è sicuramente innovativa negli obiettivi. Ma – avverte l’assessore – purtroppo non dispone di adeguate risorse finanziarie. Al Veneto sono assegnati 7,2 milioni quest’anno, 14,7 milioni di euro nel triennio 2017-2019: una somma decisamente insufficiente per affrontare i problemi di tutte le persone con disabilità grave, rimaste senza il supporto della famiglia o che stanno perdendo il sostegno familiare. Appare quindi indispensabile il coinvolgimento diretto di associazioni, istituzioni e forze solidali dei territori del Veneto per far decollare quelle esperienze di ‘vita indipendente’ e di autonomia ‘protetta’ già in via di sperimentazione, come i gruppi appartamento e i supporti domiciliari per percorsi di ‘normale’ quotidianità”.
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