Un virus chiamato Europa

 

Un virus chiamato Europa

L’Europa , un organismo pluricellulare che ha oramai sviluppato una malattia autoimmune  che si sta diffondendo in tutti gli Stati al suo interno. Dagli organi meno “vitali” (Grecia, Irlanda e Portogallo) la metastasi si sta estendendo agli apparati più importanti (Spagna ed Italia in testa), senza che si intraveda una possibilità di regressione. Per gli appassionati del genere un degno caso per il famigerato Dr House. Ma a veder bene non sembra che la “medicina” propugnata dai vari dottori di Stato sembra sortire gli effetti sperati forse perché è sbagliata proprio la diagnosi.

Il fondo salva Stati e gli interventi indicati in sede comunitaria sono dei palliativi; per proseguire nella metafora è come voler curare il Parkinson con l’aspirina. L’Europa non ha bisogno di dare  segnali ai mercati attraverso promesse di coperture dei disavanzi delle banche. L’assurdo è che chi si accolla l’onere di coprire questo fondo sono gli stessi Stati che stanno collassando, l’Italia ad esempio assicura la copertura di circa il 20% degli ammontari stanziati nei vari provvedimenti. In poche parole la Commissione Europea “sapientemente” guidata dalla Germania è colei che sta diffondendo il virus all’interno degli Stati, caricandoli di oneri nei confronti degli altri ed appesantendo cosi il debito.

Ma allora come se ne esce da questo loop finanziario?. Per prima cosa togliendo il timone delle decisioni dalle mani della sola Cancelliera, che difatti sta portando avanti il progetto della Grande Germania, senza sparare questa volta  un sol colpo di cannone. Lo stesso Obama ha redarguito il nostro Primo Ministro Monti ed il Premier Hollande per la scarsa incisività dell’azione politica, dimenticando due aspetti non di poco conto: primo la crisi viene da lontano e precisamente dalla costa Yankee con gli ormai noti derivati e mutui sub-prime, secondo, l’Europa non è un unione politica ma bensì monetaria con una Banca Centrale non in grado di battere moneta.

In tutto questo si assiste nel nostro Paese al teatrino desolante di una politica completamente avulsa dal contesto sociale: lotte interne per il dominio sullo schieramento, comici allo sbaraglio e legge elettorale che accomuna tutti nel votarla ma di fatto viene rinviata di settimana in settimana. Tanto affannarsi per nulla direbbe qualcuno. Si perché del resto anche si trovasse un minimo comun denominatore per andare al voto, questo innalzerebbe il potere contrattuale nei confronti della Germania?; io credo proprio di no, soprattutto se si continua a sostenere la sacralità delle entrate sullo scarso sviluppo dell’economia bloccata da una cancrena chiamata “assenza di liquidità”.

Ecco perché sostengo che i problemi si stanno affrontando in ordine errato. A cosa serve regolamentare il mercato del lavoro se la disoccupazione aumenta a causa dell’assenza di ordini, se non forse a consentire alle aziende di alleggerirsi di costi che non creano però cash flow da reinvestire. A cosa serve una deregulation degli ordini professionali se non si ha bene in mente che tipo di tendenza avrà la curva di domanda delle singole professioni, se non a garantirsi un po’ di populismo che non fa mai male.

Quello che manca è la vision a medio lungo termine di cosa questo Paese e l’Europa vogliono rappresentare nell’ ambito dell’ economia globalizzata. Perché nel frattempo gli altri Stati del nuovo continente non stanno dormendo e dopo una fase di crescita si stanno avviando ad una fase di maturazione, tant’è che mentre  Confindustria continua a proclamare apocalissi di biblica memoria, continuando però a spostare le produzioni delle proprie consociate all’estero, i primi imprenditori cinesi si organizzano in associazione per lanciare segnali di serietà e di fiducia nei confronti del made in China.

Non si possono poi dimenticare i professionisti dei social network e dei blog che sparano post sull’immediato abbandono dell’unità monetaria da parte dell’Italia. A  questi dico di fare attenzione perché si rischia di cadere dalla padella alla brace: il nostro debito garantirebbe la nascita di una moneta nazionale di scarso valore, il che comporterebbe un ulteriore appesantimento del debito stesso, tale da non poter far fronte agli impegni . Si aggiunga tra le altre cose che la continua immissione di moneta a lungo termine scatenerebbe processi inflattivi che andrebbero a depauperare il potere di acquisto reale delle famiglie, portando la povertà ai livelli post seconda guerra mondiale.

Non ci resta che attendere il fantomatico decreto Passera su cui lo stesso Ministro ha puntato la sua “faccia”, ora non voglio essere disfattista ma in questo periodo scommettere non è che porti proprio bene.

 

Luigi Del Giacco

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