11 settembre 2026 | 17.34
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Dov’era Donald Trump l’11 settembre 2001? A 25 anni dagli attentati, ricostruire il suo ruolo e le sue azioni in quei giorni resta complesso a causa delle versioni variabili fornite nel tempo dallo stesso Trump. Diverse ricostruzioni e fact-checking condotti da testate come The Atlantic, PBS e altri verificatori hanno confrontato i suoi racconti, trovando in alcuni casi elementi parziali di riscontro e in altri nessuna prova documentale.
Le dichiarazioni più recenti risalgono a una cerimonia di commemorazione in cui Trump ha affermato di aver inviato sul posto una squadra legata ai suoi cantieri e di essere arrivato “poco dopo” gli attacchi. Ha inoltre raccontato di essere stato nei pressi di One Liberty Plaza quando alcuni vigili del fuoco lo avrebbero preso per portarlo via per timore del crollo dell’edificio. Sebbene sia documentato che all’epoca esistessero preoccupazioni sulla stabilità di alcuni grattacieli, le principali verifiche non hanno trovato prove che confermino la presenza di Trump durante quell’episodio né che sia stato effettivamente accompagnato via dai pompieri. Versioni simili del racconto erano già state rese pubbliche dal tycoon in anni precedenti, tra cui il 2016 e il 2021.
Una presenza di Trump nelle vicinanze di Ground Zero è però documentata il 13 settembre 2001, due giorni dopo gli attacchi: filmati d’archivio mostrano il tycoon a Lower Manhattan affermare di avere oltre 100 operai già all’opera e altri in arrivo. Non sono emerse prove indipendenti a conferma che centinaia di dipendenti delle sue società abbiano effettivamente partecipato in misura così ampia alle operazioni di rimozione delle macerie. Richard Alles, un funzionario dei vigili del fuoco coinvolto nelle operazioni, ha dichiarato di non avere ricordi o registrazioni che attestino la presenza di Trump o di un grande contingente di suoi operai sul sito.
I dettagli forniti da Trump sul giorno degli attentati sono cambiati nel tempo. In diretta l’11 settembre dichiarò di aver seguito gli eventi dalla sua abitazione alla Trump Tower; in seguito ha raccontato di aver visto il secondo aereo colpire le torri e persone gettarsi dagli edifici, particolari non citati nella sua intervista iniziale. Ha anche affermato che dopo la distruzione del World Trade Center il suo edificio di 40 Wall Street fosse diventato il più alto di Lower Manhattan, cosa non corrispondente ai dati dell’epoca. Altre affermazioni successive, come quella sui presunti festeggiamenti di “migliaia e migliaia” di residenti musulmani a Jersey City o la diffusione di un video attribuito erroneamente alla deputata Ilhan Omar, sono state smentite da verifiche giornalistiche. Anche l’affermazione che avesse previsto prima di altri la minaccia di Osama bin Laden è stata messa in prospettiva: bin Laden era già noto negli Stati Uniti per gli attentati del 1998 alle ambasciate in Kenya e Tanzania.
Per la cerimonia a Ground Zero l’amministrazione è stata rappresentata dal vicepresidente JD Vance; Trump ha commemorato l’anniversario al Pentagono insieme alla First Lady Melania Trump. Nei suoi interventi ha sottolineato temi di unità e memoria, ricordando le vittime e parlando della necessità di reagire e di vincere le minacce che il Paese affronta. Pur con ricordi e narrazioni variabili, ha ribadito l’idea di una comunità unita — newyorkesi e americani — nel lutto e nella risposta agli attacchi.
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