04 settembre 2026 | 13.05
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“In molti aspetti, l’esperienza del Regno Unito con la migrazione irregolare attraverso la Manica rispecchia quella dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Le difficoltà principali sono le stesse: dipendenza da paesi di transito per gestire i flussi, la capacità di migranti e trafficanti di adattarsi alle contromisure delle autorità, e l’assenza di soluzioni rapide in grado di fermare immediatamente questi movimenti”. Lo afferma all’Adnkronos Mihnea Cuibus, ricercatore del Migration Observatory dell’Università di Oxford, che inquadra la complessità dei flussi verso le coste britanniche confrontandoli con i fenomeni osservati altrove, incluso il confine tra Messico e Stati Uniti.
“Le differenze tra casi dipendono soprattutto dalla geografia — continua Cuibus — ma l’obiettivo politico dei governi è spesso identico: scoraggiare gli ingressi illegali attraverso rimpatri forzati verso paesi terzi. Nella pratica però le intenzioni faticano a tradursi in risultati concreti. L’accordo con il Rwanda non è mai stato attuato, e l’intesa con la Francia ha portato al rimpatrio di circa il 4% dei nuovi arrivi da quando è attiva, a partire da settembre 2025. Allo stesso modo, problemi legali e logistici hanno fatto sì che solo un numero limitato di richiedenti asilo sbarcati in Italia sia stato trasferito in Albania per l’esame delle domande. Va detto però che quel meccanismo è diverso: chi ottiene protezione verrebbe poi trasferito in Italia, mentre i piani per Rwanda e Francia puntano a impedire che i migranti restino nel Regno Unito”.
Nonostante gli accordi in essere, i governi continuano a cercare soluzioni. Ieri si è tenuto un incontro tra il primo ministro Andy Burnham e il presidente Emmanuel Macron, incentrato sul rafforzamento dei controlli lungo le coste francesi, mentre i trafficanti modificano metodi e rotte. Rispetto al 2018, quando in media su un gommone viaggiavano sette persone, oggi la tendenza è opposta: i contrabbandieri riducono il numero di imbarcazioni e aumentano il carico per massimizzare i profitti.
Attualmente si registrano imbarcazioni con oltre sessanta persone e, il 10 agosto, è stato documentato un caso estremo con 230 persone a bordo. Questa scelta aumenta i guadagni dei criminali ma anche il rischio di vittime in Manica. Parallelamente, i punti di partenza si sono spostati: i finanziamenti di Londra alle forze di polizia francesi hanno intensificato i controlli a Calais e Dunkerque, spingendo i trafficanti sempre più a nord fino alle coste belghe, aprendo rotte marittime più lunghe e pericolose.
I dati aggiornati a metà agosto evidenziano la portata strutturale del fenomeno: il Ministero dell’Interno britannico ha rilevato oltre 15.000 arrivi. Sono numeri rilevanti, pur inferiori ai più di 41.000 sbarchi dell’anno precedente e al picco di quasi 46.000 del 2022. Tra il 98% e il 99% delle persone presenta domanda di asilo una volta in territorio inglese; il tasso di riconoscimento, secondo il Migration Observatory e la Camera dei Comuni, è poco sopra il 70%. L’Eritrea rappresenta quasi un quinto dei flussi, seguita da Afghanistan, Sudan, Iran e Somalia. (di Alessandro Allocca)