Riccardo Capitanio (Federmoda Confcommercio Veneto e Padova): “E’ già qualcosa, ma le grandi piattaforme stanno già correndo ai ripari. Il vero contrasto solo da una presa di coscienza collettiva”
“Cantare vittoria? Eviterei. Siamo stati scottati così tante volte che adesso, come si dice, abbiamo paura anche dell’acqua fredda!”
Il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova, Riccardo Capitanio, è probabilmente uno di quelli che più di altri, da anni, evidenzia lo strapotere di Temu, Shein e AliExpress che, in dispregio totale dell’ambiente, invadono il mercato con capi d’abbigliamento (e non solo) a bassissimo prezzo che indossati una volta vengono poi gettati.
Ebbene, come noto, dallo scorso 1° luglio, l’Unione Europea, per cercare di arginare il fenomeno, ha introdotto un dazio doganale di 3 euro sui piccoli pacchi di provenienza extra-Ue di valore inferiore a 150 euro.
“Sembra – segnala Capitanio – che nelle prime settimane agosto gli articoli sdoganati siano scesi a 3,68 milioni contro i 13,6 milioni di giugno e ai 21 milioni di gennaio. Se effettivamente i numeri dovessero essere questi, sarebbe già qualcosa perchè significherebbe che sono andati in sofferenza i prodotti ultra low-cost, ovvero quelli di valore entro i 10 euro”.
Ovviamente a subire gli effetti del dazio non sarebbe solo l’abbigliamento. Cover, cavetti, pellicole, componenti elettronici, bigiotteria e accessori per capelli low-cost pare siano andati letteralmente fuori mercato mentre, per contro, l’elettronica di fascia media (diciamo tra i 50 e i 100 euro), se ne sarebbe avvantaggiata sia perchè la tassa incide poco, sia perchè le piattaforme hanno lanciato campagne promozionali per restare competitive. Non solo: nei mesi scorsi, in vista della nuova tassa, i colossi dell’ultra fast fashion avevano aggiornato i listini in modo così da assorbire nel tempo il rincaro.
“Il problema – continua il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova – è che ad ogni nuova legge corrisponde un nuovo inganno. Già nella scorsa primavera, quando l’Italia aveva introdotto una tassa che anticipava il provvedimento europeo, le piattaforme avevano aggirato l’ostacolo sdoganando in un altro Paese Ue e facendo arrivare la merce in Italia su gomma. Così all’inganno si era aggiunta la beffa, nel senso che erano crollati gli affari dei nostri spedizionieri. Adesso le piattaforme stanno investendo in Polonia, Ungheria, Spagna e Germania dove è prevista l’apertura di mega-hub per poter spedire la merce nei Paesi dell’Unione con l’etichetta “Magazzino Ue“. Se così fosse significherebbe che la tassa perderebbe la sua efficacia e che noi si tornerebbe, in un gigantesco “gioco dell’oca”, alla casella iniziale”.
“Purtroppo – conclude Capitanio – i consumatori guardano quasi esclusivamente al prezzo. Solo che, come ho avuto già modo di dire, quel prezzo è troppo basso perchè nasconde costi occulti a carico della collettività. Emissioni elevate di gas serra, consumo abnorme di acqua, inquinamento chimico e poi scarti in quantità che mandano in crisi i sistemi di raccolta e riciclo. Senza contare che, a monte, c’è anche tutto un problema di sfruttamento dei lavoratori. E’ una partita difficile che, forse, si potrà vincere solo con una presa di coscienza collettiva. Ma questa, al momento, sembra una cosa tanto difficile da rasentare quasi l’impossibile”.
PADOVA 21 AGOSTO 2026
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