Iran, Teheran prepara escalation con Usa: più ruolo Pasdaran e milizie, il piano segreto

Secondo il Wall Street Journal, funzionari iraniani e arabi indicano che l’Iran si sta preparando a un’ulteriore escalation contro gli Stati Uniti invece di rafforzare il memorandum d’intesa firmato il 17 giugno. Il quotidiano parla di un «piano segreto» elaborato nelle ultime due mesi, che prevede un incremento del controllo dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) sulle forze armate e un aumento della produzione di missili e droni. In vista di un possibile peggioramento delle ostilità, i Pasdaran avrebbero coordinato azioni con milizie filo-iraniane in Yemen e Iraq, estendendo il fronte di scontro fino al Mar Rosso, e rafforzato le attività di controspionaggio.

Il piano segreto

Fonti citate dal Wsj riferiscono che i servizi di intelligence arabi avrebbero raccolto elementi che indicano un cambiamento strategico nella leadership iraniana, mirato a preparare le forze per un allargamento del conflitto e a innalzare il costo per gli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato di Teheran sarebbe infliggere danni sufficienti a scoraggiare nuovi attacchi come quelli subiti in precedenti fasi del confronto.

Mohammad Hassan Sangtarash, analista della difesa vicino al governo iraniano, ha detto da Teheran che in Iran si diffonde l’idea che la guerra «non sia ancora veramente iniziata» e che le azioni finora osservate vengano interpretate come una strategia di escalation graduale («salami‐slice») per indebolire l’avversario prima di un confronto più ampio. Questa visione, secondo il Wsj, evidenzia un divario significativo tra le percezioni di Washington e quelle di Teheran, che a sua volta rende più rigida la posizione negoziale iraniana e ostacola la conclusione di accordi.

Come si stanno muovendo i Pasdaran

Alan Eyre, ex diplomatico statunitense e negoziatore sul nucleare con l’Iran, ha osservato che il regime considera lo stato di guerra come condizione permanente e si sta preparando a eventuali attacchi. Anche fonti arabe si preparano a un prolungamento delle ostilità e a possibili interruzioni di rifornimenti energetici. Secondo informazioni di intelligence riferite al Wsj, i Pasdaran avrebbero sfruttato la tregua formata dal memorandum per rafforzare legami con milizie regionali, inviando consiglieri in Iraq, Yemen e Libano per aumentare la capacità di colpire se necessario.

I Pasdaran avrebbero supervisionato il collocamento di missili, sistemi navali e lanciatori di droni in posizioni con affaccio sul Mar Rosso. Avrebbero inoltre fornito supporto informativo e liste di obiettivi agli Houthi, includendo porti e infrastrutture energetiche saudite, e consigli su come limitare le conseguenze di eventuali ritorsioni. Sempre secondo il Wsj, i Pasdaran avrebbero minacciato gli Stati del Golfo di attacchi alle loro infrastrutture energetiche nel caso di bombardamenti analoghi in Iran.

Le mosse di Khamenei

La Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe riorganizzato i vertici della sicurezza nominando sette figure chiave a capo di strutture militari e di repressione, in vista di una strategia più aggressiva. Tra le nomine di rilievo figura Mohsen Rezaei come segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Per rafforzare il controllo interno, Hossein Taeb è stato riportato al comando dei Basij con l’incarico di trasformare questa forza di volontari in una rete di intelligence popolare.

È stata inoltre formalizzata la nomina di Ahmad Vahidi come comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, con l’indicazione di condurre «operazioni offensive potenti» contro il nemico. Il generale Mohammad Reza Naghdi, suo consigliere, ha sottolineato che la forza deve essere pronta ad operare anche in territorio ostile. Esperti come Saeid Golkar osservano che queste scelte sono coerenti con una leadership che si prepara a un periodo di confronto prolungato più che a un ritorno alla normalità in tempo di pace.

I nuovi piani

Funzionari iraniani citati dal Wsj riferiscono che i Pasdaran, una forza stimata intorno ai 200mila uomini, avrebbero messo a punto scenari per un’escalation, compresi attacchi preventivi. Tra le opzioni ventilate ci sarebbero la compromissione di cavi Internet nel Golfo Persico, il fomentare disordini in Paesi con comunità sciite come Kuwait e Bahrain, e la possibilità di operazioni terrestri in territorio kuwaitiano. Alcuni responsabili del Golfo percepiscono un atteggiamento iraniano più assertivo dopo la guerra e maggiore incertezza nei rapporti con Teheran.

Fonti vicine ai negoziatori iraniani avvertono che i colloqui di pace potrebbero rappresentare solo una pausa temporanea prima di un nuovo ciclo di scontri. Mehdi Mohammadi, consigliere strategico del capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, ha descritto la situazione come un’impasse, «la calma prima della tempesta». In un post precedente su X, Mohammadi aveva fatto riferimento a un «progetto generazionale di vendetta di sangue» legato all’uccisione avvenuta lo scorso 28 febbraio, e aveva affermato che la nazione iraniana conserva ancora conti in sospeso, lasciando intendere la disponibilità a un confronto su larga scala.

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