Gli Houthi dello Yemen hanno minacciato di prendere di mira siti petroliferi e infrastrutture saudite in caso di una nuova escalation. La dichiarazione è arrivata dopo l’attacco contro l’aeroporto di Sana’a; la città è sotto il controllo del movimento dal settembre 2014, periodo in cui Teheran è stata spesso indicata come suo sostenitore. Il leader degli Houthi, Abdul Malik al-Houthi, ha avvertito che «tutti gli impianti petroliferi e le installazioni cruciali» dell’Arabia Saudita diventerebbero obiettivi di missili e droni se Riad dovesse partecipare a un’aggressione su larga scala contro lo Yemen.
Nel suo intervento televisivo al-Houthi ha inoltre minacciato ritorsioni contro l’aeroporto della capitale saudita qualora vi fossero operazioni che considerino lo scalo di Sana’a un obiettivo. «L’equazione è aeroporti per aeroporti, porti per porti», ha detto, usando un linguaggio di ritorsione diretta tra infrastrutture civili e militari.
Il leader houthi ha anche accusato Stati Uniti e Israele di essere «all’origine del male e dell’instabilità nel mondo». Secondo al-Jazeera, ha infine imputato all’Arabia Saudita di promuovere in regiona obiettivi che favorirebbero gli interessi di Washington e Tel Aviv.
Intanto l’Iran avrebbe chiesto agli Houthi di prepararsi a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb se gli Stati Uniti dovessero colpire la rete elettrica iraniana, riportano fonti citate da Reuters e rilanciate da Sky News. Secondo queste fonti, Teheran avrebbe chiesto agli alleati yemeniti di predisporre azioni contro il traffico marittimo nel Mar Rosso nel caso in cui Washington prendesse di mira infrastrutture energetiche iraniane; il piano sarebbe stato discusso ai vertici della leadership iraniana, ma non è chiaro se la misura sia una risposta diretta alle minacce del presidente americano di colpire centrali elettriche iraniane.
Una fonte vicina agli Houthi ha detto che il gruppo ha già approntato missili e droni vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, in attesa dell’ordine di attaccare le navi. Una chiusura di quel passaggio comporterebbe rischi per la seconda principale rotta energetica del Medio Oriente, dopo lo Stretto di Hormuz, e aggraverebbe le tensioni sui mercati energetici globali. In passato, durante attacchi houthi collegati al conflitto in Gaza, molte compagnie di navigazione sono state costrette a deviare attorno al Capo di Buona Speranza, con aumenti significativi di tempi e costi di trasporto.