Nessun accordo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Ue contro la Russia per la guerra in Ucraina: la decisione è stata rinviata di almeno una settimana. Il Coreper si è riunito brevemente a Bruxelles per formalizzare la proroga dell’attuale tetto al prezzo del petrolio russo, fissato a 44,10 dollari al barile (mentre il Brent è scambiato a 81,77 dollari), scelta mirata a mantenere il price cap al di sotto del prezzo di mercato ma non eccessivamente distante da esso.
L’aumento del prezzo del greggio, anche per tensioni legate alla guerra con l’Iran, renderebbe in teoria necessario rialzare il tetto. Sul piano politico però un aumento sarebbe rischioso perché finirebbe per agevolare Mosca in un momento di difficoltà.
La notifica di adeguamento del prezzo alla Commissione è stata posticipata al 23 luglio. Oggi la notifica sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Il Consiglio Ue continuerà a lavorare sul pacchetto con l’obiettivo di trovare un’intesa al più presto, una formula usata a Bruxelles quando i tempi sono incerti.
Il ventunesimo pacchetto di sanzioni era stato presentato dalla Commissione il 9 giugno: la misura più significativa sul piano simbolico prevedeva il divieto di ingresso nell’Ue per i russi che hanno combattuto in Ucraina, proposta soprattutto dai Paesi baltici.
Quella misura ha incontrato l’opposizione di Francia e Italia, nazioni che hanno rilasciato molti visti a turisti russi: secondo alcune indiscrezioni Parigi e Roma avrebbero contribuito ad attenuarne il contenuto, anche per le difficoltà pratiche di identificare chi ha effettivamente combattuto in Ucraina.
Un’altra proposta destinata a sparire dal pacchetto è il divieto alle importazioni di pesce dalla Russia, malvisto in particolare dal Portogallo, grande consumatore di baccalà, e dalla Germania, dove la forte industria dei bastoncini di pesce teme ripercussioni, come riportato recentemente da Il Mattinale Europeo.
Le difficoltà nel concordare il ventunesimo pacchetto confermano che in passato molti Stati membri trovavano utile il veto dell’ex premier ungherese Viktor Orbán per evitare di esporsi direttamente contro misure impopolari. Anche dopo il cambio di governo a Budapest, con Peter Magyar, le divisioni nel Consiglio Ue permangono e rendono complessa l’adozione di nuove sanzioni.