Riunione a Washington contro terrorismo estrema sinistra, Rubio: “Minaccia rinnovata”

Delegazioni di 67 Paesi, compresa una rappresentanza italiana, si sono ritrovate al Dipartimento di Stato a Washington per un vertice incentrato su quella che l’amministrazione Trump definisce una recrudescenza del terrorismo politico di estrema sinistra. Critici sostengono però che questa etichetta venga talvolta usata per colpire l’opposizione interna. Nella parte pubblica della “Riunione ministeriale sulla recrudescenza del terrorismo politico”, il Segretario di Stato Marco Rubio ha insistito sulla necessità di coordinamento internazionale per affrontare una «minaccia rinnovata» che, a suo avviso, è stata trascurata dalla comunità internazionale. Rubio ha descritto episodi di violenza che includono attacchi contro leader politici, aggressioni con coltelli e armi da fuoco, attentati a attività commerciali, sabotaggi alle ferrovie e violenze contro le forze dell’ordine.

Rubio ha affermato che la situazione sta peggiorando e che è arrivato il momento di contrastare decisamente questi fenomeni. Organizzazioni per la difesa delle libertà civili negli Stati Uniti hanno espresso timori che l’iniziativa — definita informalmente «vertice Antifa» — possa essere usata per reprimere proteste legittime e avversari politici, anziché concentrarsi su minacce concrete alla sicurezza. Diversi ex funzionari statunitensi hanno inoltre sostenuto che l’amministrazione abbia politicizzato la questione e che la portata della minaccia della «sinistra radicale» non sia paragonabile a quella di gruppi come l’Isis o agli estremisti di destra, questi ultimi peraltro poco menzionati nella strategia antiterrorismo annunciata a maggio.

Secondo Rubio, le forze indicate non agirebbero come cellule isolate ma come reti transnazionali che non riconoscono i confini e che si coordinano, comunicano, viaggiano, si addestrano e operano insieme condividendo infrastrutture e obiettivi. L’obiettivo dell’amministrazione, ha spiegato, è creare una rete internazionale per lo scambio di informazioni e intelligence, sviluppare strategie di polizia coordinate e adottare misure per interrompere i canali di finanziamento di questi gruppi. Ha usato un linguaggio forte invitando le nazioni civili a unirsi nella lotta; parole cui si è associato Stephen Miller, vicecapo di gabinetto della Casa Bianca, che ha sollecitato l’impiego di tutti gli strumenti legali disponibili per ottenere giustizia e far fallire tali tattiche. Nonostante la portata internazionale dell’evento, la sua promozione è stata limitata e molte informazioni sono rimaste scarse fino all’ultimo momento. I partecipanti erano per lo più europei, con rappresentanti anche di paesi asiatici e dell’emisfero occidentale; Israele è stato l’unico Paese mediorientale presente.

Numerose delegazioni erano guidate non da ministri ma da funzionari tecnici o operativi; ciò è stato attribuito a motivi di calendario, dato che gli inviti sono stati inviati all’inizio di luglio e l’agenda è rimasta poco chiara fino all’ultimo. L’Italia era rappresentata da Emanuele Prisco, sottosegretario agli Interni di Fratelli d’Italia. Secondo quanto appreso, la delegazione italiana ha seguito con particolare attenzione i criteri con cui gli Stati Uniti hanno designato alcune organizzazioni straniere come terroristiche, fra cui la Federazione anarchica informale–Fronte rivoluzionario internazionale, collegata all’attivista Alfredo Cospito.

Interpellato sul motivo per cui il governo statunitense non stia affrontando con la stessa enfasi sia l’estremismo di sinistra sia quello di destra, il Dipartimento di Stato ha riferito che alleati e partner hanno segnalato come la violenza politica legata alla sinistra radicale sia considerata «più sofisticata» e «più difficile» da contrastare rispetto a quella di destra, che in passato è già stata al centro delle attività antiterrorismo. Il vertice segue la strategia antiterrorismo annunciata a maggio dall’amministrazione Trump, che inserisce gli «estremisti di sinistra violenti, inclusi anarchici e antifascisti», tra le tre principali categorie di gruppi che rappresenterebbero una minaccia per l’America, senza menzionare esplicitamente la violenza di matrice di destra.

Lo scorso settembre, l’amministrazione Trump aveva firmato un ordine esecutivo che considera Antifa un’organizzazione terroristica interna, descrivendola come un movimento militarista e anarchico che invocerebbe il rovesciamento del governo e delle forze dell’ordine e che ricorrerebbe a mezzi illegali per promuovere una campagna di violenza a livello nazionale. Ricercatori e analisti hanno tuttavia avvertito sui rischi di un approccio unilaterale degli Stati Uniti al terrorismo politico. Uno studio del Center for Strategic and International Studies ha evidenziato che il 2025 è stato il primo anno in oltre tre decenni in cui gli attacchi di matrice di sinistra hanno superato quelli di estrema destra, ma ha anche osservato che tale aumento è partito da livelli molto bassi e resta comunque ben al di sotto dei picchi storici di violenza attribuiti a estremisti di destra e jihadisti. (di Iacopo Luzi)