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Secondo analisti e fonti della sicurezza citate dal Financial Times, Teheran opera spesso tramite intermediari, reti criminali e operatori locali per evitare un coinvolgimento diretto. Questo approccio consente di mantenere distanza dalle azioni sul terreno e di negare responsabilita ufficiali.
“Vendetta di Teheran: un piatto che sara servito freddo”
John Raine, ex funzionario della sicurezza britannica oggi all’International Institute for Strategic Studies, ritiene che l’Iran potrebbe puntare a una risposta simbolica per la morte di Khamenei: “Vorrebbero colpire un bersaglio di pari valore, come una base americana, una nave militare o una figura di alto profilo”. Ha pero sottolineato che una vendetta non sarebbe immediata: “Sara un piatto servito freddo”, indicando che la reazione potrebbe arrivare in una fase successiva rispetto alle attuali operazioni in Medio Oriente.
Negli ultimi mesi le autorita europee hanno registrato un aumento di attivita sospette. Il direttore dell’MI5, Ken McCallum, ha parlato di “un’ondata di aggressioni transnazionali”, affermando che solo nel 2025 i servizi britannici hanno individuato oltre 20 complotti potenzialmente letali attribuibili all’Iran, con piani sventati in Australia, Spagna e Paesi Bassi.
Le reti indirette, i precedenti all’estero, le ipotesi
Nonostante la reputazione di efficienza, gli esperti osservano che l’Iran fatica a orchestrare operazioni complesse e ad alto impatto in territorio occidentale, affidandosi spesso a una sorta di “gig economy” della sicurezza: intermediari, reti indirette e gruppi criminali reclutati anche online. “Qualcuno in Iran contatta un mediatore, per esempio in Romania o in Cecenia, che poi coordina gli operativi nel Paese bersaglio”, ha spiegato un ex funzionario europeo. Tra i casi citati ci sono il tentato attentato del 2022 contro l’attivista Masih Alinejad negli Stati Uniti e il presunto piano per assassinare l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale americana John Bolton, ricollegato a un membro dei Pasdaran in risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani nel 2020.
La rimozione recente di figure chiave nell’apparato di sicurezza iraniano potrebbe aver ridotto la capacita di una reazione immediata. Nel breve periodo e quindi improbabile un’operazione su larga scala, osserva l’esperto di antiterrorismo Jonathan Hackett. Rimane pero l’obiettivo strategico della deterrenza: Teheran probabilmente cerchera di colpire una figura politica di alto profilo. “Occhio per occhio”, sintetizzano gli analisti.
