US-Iran: Trump, Strait of Hormuz and negotiations

Petrolio, Stretto di Hormuz e arricchimento dell’uranio: si apre la possibilita di un nuovo ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran per cercare una soluzione al conflitto, mentre la tregua in vigore rischia di scadere il 21 aprile. I punti critici – per lo piu gli stessi che avevano bloccato l’accordo a Islamabad – restano irrisolti, nel quadro di dichiarazioni recenti del presidente americano Donald Trump, che ha minimizzato la necessita di ulteriori tregue e ha criticato alleati come l’Italia e la leader del governo italiano, Giorgia Meloni, sul tema della sicurezza marittima e del contributo alla Nato.

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Stallo Hormuz, le posizioni di Teheran e Washington

Lo Stretto di Hormuz rimane al centro delle tensioni: gli Stati Uniti mantengono controlli e presenze navali, mentre l’Iran avverte che adottera contromisure severe se il blocco dovesse continuare, incluse minacce di interrompere il traffico commerciale via Mar Rosso. Queste misure potrebbero compromettere il fragile cessate il fuoco attivo dall’8 aprile.

Da Teheran sono arrivate minacce dirette contro navi statunitensi nello Stretto: Mojtaba Khamenei, consigliere militare della Guida Suprema, ha avvertito che eventuali operazioni di sorveglianza americana in quel punto cruciale del traffico marittimo potrebbero essere considerate provocazioni con risposte militari.

Mohsen Rezaei, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie ora consulente militare, ha duramente criticato l’azione statunitense, accusando gli Usa di voler svolgere il ruolo di “poliziotto” nello Stretto e minacciando la possibilita di colpire navi americane con missili, secondo dichiarazioni diffuse dalla tv di Stato, dove si e presentato in uniforme militare.

Anche il generale Ali Abdollahi ha indicato che il mantenimento di restrizioni navali e l’insicurezza per le imbarcazioni iraniane potrebbero rappresentare il preludio alla fine della tregua. In tale ipotesi, ha spiegato, Teheran potrebbe rispondere bloccando i traffici marittimi lungo le rotte regionali chiave.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha inoltre avvertito che qualsiasi intervento esterno sulla sicurezza dello Stretto rischia di aggravare la situazione. Rispondendo all’ipotesi di una missione europea per la sicurezza marittima, ha ricordato che, secondo l’Iran, la sicurezza nella zona e stata garantita dalla Repubblica islamica per decenni e che ulteriori interventi esterni non aiuterebbero a stabilizzare il quadro.

Baghaei ha aggiunto che l’Iran apprezza la cautela mostrata da diversi Paesi europei che non intendono seguire iniziative volte a coinvolgere gli Stati Uniti o Israele, e ha sottolineato la disponibilita, insieme ad altri Stati regionali, a garantire la sicurezza dello Stretto a condizione che cessino gli interventi esterni nella regione.

Sulla possibilita di un’azione europea per riaprire lo Stretto senza il coinvolgimento Usa c’e divisione: Trump ha espresso risentimento per un presunto piano europeo e ha affermato che lo Stretto si sta gia riaprendo, aggiungendo osservazioni sul ruolo strategico degli Usa e su come la ripresa della navigabilita rappresenterebbe un risultato perseguito anche in interesse di altri Paesi, inclusa la Cina.

Il nodo uranio

Sul fronte nucleare le posizioni restano ferme: gli Stati Uniti continuano a chiedere lo smantellamento di impianti e la rimozione delle scorte di uranio arricchito al 60%, mentre il ministero degli Esteri iraniano ha ribadito il diritto inalienabile di Teheran ad arricchire l’uranio per scopi civili, precisando pero che il livello di arricchimento e un tema negoziabile. Il portavoce ha sottolineato che il diritto al nucleare civile non puo essere annullato mediante pressioni o conflitti e che l’Iran intende discutere il livello e il tipo di arricchimento in sede negoziale.

Piu soldati nella regione, la nuova strategia Usa

Per aumentare la pressione su Teheran, Washington sta inviando un ulteriore contingente di militari e navi in Medio Oriente, una manovra descritta da funzionari al Washington Post come elemento centrale della nuova strategia americana. Il dispiegamento comprende unita d’appoggio tra cui portaerei e gruppi anfibi e si somma ai circa 50.000 soldati statunitensi gia presenti nella regione, con l’obiettivo di offrire maggiori opzioni operative in caso di deterioramento delle trattative.

Nel dettaglio, al rafforzamento parteciperebbero unita imbarcate sulla portaerei Uss George H.W. Bush con circa 6.000 militari e forze del Boxer Amphibious Ready Group con l’11 Marine Expeditionary Unit, che porterebbero altri 4.200 uomini. Le forze aggiuntive si affiancherebbero ad altre portaerei operative nell’area come la Uss Abraham Lincoln e la Uss Gerald R. Ford, per garantire flessibilita ai comandanti sul campo.

Nuovo round di colloqui a Islamabad, l’apertura

La Casa Bianca ha confermato che sono in corso discussioni sulla possibilita di un secondo round di colloqui con l’Iran, che verrebbero probabilmente ospitati di nuovo a Islamabad. La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che, pur essendo in corso trattative, non vi e ancora nulla di ufficiale e che il Pakistan agisce come mediatore nei negoziati.

Leavitt ha smentito notizie su una formale richiesta di estensione del cessate il fuoco e ha ribadito che gli Stati Uniti sono impegnati nei colloqui, definiti produttivi. Ha aggiunto che, se confermato, il secondo incontro si svolgerebbe probabilmente nello stesso luogo del primo.

Fonti mediatiche e agenzie internazionali riferiscono che un nuovo incontro potrebbe tenersi gia la prossima settimana e che esisterebbero accordi di principio per estendere la tregua di due settimane, misura che i mediatori stanno valutando per guadagnare tempo e cercare di risolvere i nodi piu delicati con colloqui tecnici mirati.

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