Dopo 29 anni nella sua sede storica sul viale Potapovsky, nel centro di Mosca, Novaya Gazeta — il bisettimanale russo indipendente fondato nel 1993 con il contributo di Mikhail Gorbaciov e guidato per lungo tempo da Dmitry Muratov — è stato sfrattato. Premio Nobel per la pace nel 2021, la testata aveva subito nel tempo pressioni crescenti: la registrazione del giornale e della sua costola online Novaya Rasskaz-Gazeta era stata ritirata dal Tribunale Basmanny di Mosca nel settembre 2022, dopo che la pubblicazione su carta era stata sospesa a marzo dello stesso anno.
«Ci hanno ucciso»
Nel loro messaggio di commiato il direttore Sergei Sokolov — recentemente convocato dal comitato investigativo e subentrato a Muratov dopo che questi era stato dichiarato «agente straniero» nel 2023 — e la giornalista Irina Gordiyenko hanno denunciato lo sfratto. Hanno scritto di essere stati costretti ad andare via in fretta, con poco tempo per smontare la redazione, e hanno riferito della chiusura del museo dedicato ad Anna Politkovskaya e della rimozione dei ritratti dei colleghi uccisi.
La stessa formula «Ci hanno ucciso» compare nella lettera pubblicata sul sito della testata: secondo i giornalisti, le autorità e i servizi di sicurezza russi avrebbero spinto alla chiusura della redazione. Fonti citate da Ekho indicano il 9 novembre come data esecutiva dello sfratto; in quel giorno la redazione ha annunciato che spegnerà le luci, fermerà i server e lascerà i locali dove aveva operato per tre decenni.
Negli ultimi anni la testata ha subito altre misure repressive: a settembre era stata indicata come «agente straniero» e in aprile la redazione era stata perquisita da agenti con il volto coperto; un altro accesso era avvenuto a metà mese. La notizia dello sfratto è stata diffusa mentre Muratov si recava in Francia — una delle rare uscite dal paese — per partecipare a una commemorazione del ventesimo anniversario dell’uccisione di Anna Politkovskaya. Muratov ha scelto di restare in Russia per proteggere la redazione e mantenere il sostegno ai prigionieri politici.
Muratov aveva dedicato il Nobel — condiviso con la giornalista Maria Ressa — ai sei giornalisti e collaboratori di Novaya Gazeta uccisi o morti in circostanze irrisolte. Le inchieste della testata hanno documentato, nel corso degli anni, episodi di corruzione e abusi, tra cui violenze commesse in Cecenia.
I sei giornalisti uccisi
Igor Domnikov è morto a 42 anni nel luglio 2000, due mesi dopo essere stato picchiato gravemente nello scalone del suo palazzo a Mosca. I cinque esecutori dell’aggressione furono condannati nel 2007; il presunto mandante, identificato come Sergey Dorovsky, allora vice governatore di Lipetsk e accusato di aver commissionato l’omicidio in relazione alle indagini di Domnikov su corruzione locale, non fu definitivamente perseguito a causa della prescrizione raggiunta nel 2015.
Yuri Shchekochikhin, vicedirettore di Novaya Gazeta e deputato, morì nel luglio 2003 dopo un’improvvisa grave malattia con sintomi compatibili con un avvelenamento. La malattia si era manifestata mentre si trovava a Ryazan, pochi giorni prima di un viaggio negli Stati Uniti dove avrebbe dovuto incontrare funzionari dell’Fbi. Shchekochikhin stava indagando su attentati e su diversi casi di corruzione, incluso il dossier «Tri Kita» su cui stava lavorando.
Anna Politkovskaya fu assassinata il 7 ottobre 2006 sulle scale del suo palazzo a Mosca. Conosciuta per le sue inchieste sulle guerre in Cecenia e per il ruolo di mediatrice in alcune crisi di ostaggi, Politkovskaya era diventata una figura simbolo del giornalismo d’inchiesta russo. Cinque persone furono condannate per l’esecuzione dell’omicidio, ma il mandante non è mai stato identificato definitivamente; i termini di prescrizione giunsero prima della completa risoluzione del caso.
Lo stesso gennaio del 2009 vennero uccisi a Mosca l’avvocato e giornalista Stanislav Markelov e la giovane reporter Anastasia Baburova. Markelov stava preparando il ricorso contro la scarcerazione di un ex comandante condannato per l’uccisione di una ragazza cecena.
Natalia Estemirova, collaboratrice di Novaya Gazeta e direttrice locale di Memorial a Grozny, amica di Politkovskaya e Markelov, fu rapita e trovata uccisa in Inguscezia nel luglio 2009; aveva 51 anni al momento della morte.
Nella motivazione per il Premio Nobel del 2021 il Comitato aveva sottolineato che per decenni Dmitry Muratov aveva difeso la libertà di espressione in condizioni sempre più difficili. All’epoca Novaya Gazeta contava circa 60 giornalisti e aveva raggiunto tirature significative; la testata era nota per inchieste incisive sul periodo post-sovietico, sulla corruzione e sui conflitti in Cecenia.
Ad aprile 2022 un gruppo di giornalisti e collaboratori che aveva lasciato la Russia dopo l’avvio dell’invasione dell’Ucraina ha fondato a Riga Novaya Gazeta Europe, con l’obiettivo di continuare il lavoro investigativo e il corredo informativo della testata storica, considerata per anni una voce di riferimento nel giornalismo russo indipendente.
In un’intervista alla BBC Muratov ha dichiarato ad agosto che non ci sarà una «vittoria» russa in Ucraina che possa essere presentata come tale da Mosca, indipendentemente dall’esito delle operazioni. In diverse occasioni ha partecipato a iniziative pubbliche e dialoghi con forze democratiche e attivisti russi, talvolta intervendo dall’estero o da Mosca a sessioni internazionali.
Nel giugno scorso Muratov ha denunciato la ricomparsa, in Russia, di pratiche riconducibili all’uso della tortura e ha documentato casi di abusi contro minori e detenuti, segnalando episodi che le autorità e le organizzazioni per i diritti umani hanno considerato allarmanti.
A partire dal settembre 2022 la Corte suprema intervenne sulla testata revocando la registrazione del sito; la sentenza di primo grado del Tribunale Basmanny fu poi confermata in appello dal Tribunale della città di Mosca e successivamente le autorità bloccarono i siti associati alla testata, secondo quanto riassunto da Novaya Gazeta Europe.
Nel frattempo altre organizzazioni indipendenti, come Memorial, sono state colpite da misure giudiziarie e amministrative: Memorial è stata dichiarata organismo «estremista» dalla Corte suprema russa, decisione che ha suscitato critiche da parte di gruppi per i diritti umani e osservatori internazionali.
Dmitry Muratov, insignito del Premio Nobel per la pace nel 2021 e dichiarato «agente straniero» nel 2023, aveva rinunciato alla direzione ufficiale del bisettimanale ma è rimasto a Mosca. Tra le iniziative alternative ai canali ufficiali, pubblica una rivista in tiratura ridotta chiamata «urbi et orbi», che resta sotto la soglia che definisce una pubblicazione di massa, e ha definito la nuova esperienza editoriale come una forma di «samizdat» moderno. Muratov ha inoltre denunciato il processo di polarizzazione politica e culturale nel paese e ha invocato la necessità di tutelare diritti e libertà fondamentali.