Batacchi (Rid): “Base Taif in Arabia nel mirino Houthi ma giusto che contingente italiano rimanga a operare”

14 settembre 2026 | 14.13

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“Gli Houthi hanno conquistato una porzione significativa della fascia costiera, rafforzando la loro capacità di interdizione nello stretto di Bab el-Mandeb. Negli ultimi giorni l’Arabia Saudita ha lanciato diversi attacchi aerei contro le aree sotto controllo Houthi. In risposta, i ribelli hanno colpito obiettivi all’interno del territorio saudita con missili balistici e droni, prendendo di mira anche la base di Taif, dove è presente una parte del contingente italiano della Task Force Arabia”. Lo afferma Pietro Batacchi, direttore di Rid, Rivista Italiana Difesa, commentando l’escalation tra Houthi e Arabia Saudita.

L’analisi

Secondo Batacchi, l’Arabia Saudita è oggi sotto una forte pressione strategica. “Abbiamo assistito ad attacchi contro l’oleodotto diretto al Mar Rosso, con conseguente blocco delle attività; le responsabilità sono state attribuite a milizie filo‐iraniane in Iraq, ma non è ancora certo. Riyadh si trova in una situazione incuneata tra milizie irachene filoiraniane, l’Iran stesso e gli Houthi, con la conflittualità che è ricomparsa su più fronti. È importante considerare che gli Houthi hanno mostrato capacità missilistiche rilevanti”.

Il nostro contingente di base in Arabia Saudita

Riguardo alla presenza italiana in Arabia Saudita, Batacchi minimizza preoccupazioni eccessive: “Non mi preoccuperei troppo, perché la missione ha il compito di rassicurare e proteggere un partner. Oggi non esistono missioni a rischio zero: quando si opera in un teatro come questo bisogna mettere in conto pericoli concreti. Ricordiamo l’episodio in Kuwait, quando missili e droni distrussero un nostro drone Reaper: i rischi sono reali. L’Italia è impegnata in un teatro di conflitto per garantire una certezza militare a un alleato”.

Batacchi aggiunge che mantenere relazioni strategiche con paesi fornitori di energia non può limitarsi a scambi commerciali: “L’Arabia Saudita è un partner e, in caso di minaccia, qualcuno deve assicurare la sua protezione, soprattutto mentre il sostegno americano sembra meno deciso. La nostra presenza serve a concretizzare una garanzia politico‐militare”.

Conclude ricordando che la base di Taif è stata oggetto di attacchi con droni e missili da parte degli Houthi, ma che tali strutture sono dotate di sistemi di difesa aerea e antimissile. “Una ritirata ora non sarebbe positiva dal punto di vista politico e simbolico — afferma —. L’auspicio, che sembra condiviso dal Governo, è mantenere la presenza per confermare il nostro impegno verso l’Arabia Saudita”.

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