I risultati delle elezioni politiche in Svezia mostrano che l’estrema destra non è invincibile: i Democratici Svedesi (Sverigedemokraterna) hanno perso quasi tre punti percentuali rispetto al 2022, mentre i Moderati di Ulf Kristersson sono cresciuti di circa 0,7 punti. Questo potrebbe avvalorare la strategia del Ppe di Manfred Weber, che prevede una collaborazione selettiva su alcune tematiche con forze di destra per ridurne l’appeal. Tuttavia, se quella strategia funzionerà davvero lo dirà soltanto la Storia, osserva a Adnkronos Guntram Wolff, Senior Fellow del think tank Bruegel a Bruxelles.
Prima di tutto, sottolinea Wolff, va notato che l’estrema destra in Svezia ha probabilmente toccato il suo picco: i Democratici Svedesi hanno registrato una perdita significativa. È un segnale positivo per il campo centrista, sia in Svezia sia in Europa, e un messaggio incoraggiante per i politici di centro.
Questo però non significa automaticamente che si formerà subito un governo di centrosinistra: sarà necessario negoziare e trovare un consenso e la maggioranza non è ampia. Molto dipenderà dalla capacità di superare le divisioni a sinistra. Nel complesso, però, il risultato mostra che i partiti di estrema destra possono perdere consensi rispetto a pochi anni fa.
La ‘collaborazione selettiva’ del Ppe di Weber con la destra
Secondo Wolff, la scelta dei Moderati di collaborare con i Democratici Svedesi per ottenere appoggi esterni può essere vista come una conferma della strategia del Ppe: cooperare su alcuni temi, in particolare sulla migrazione, per sottrarre all’estrema destra i suoi punti di forza. È però prematuro trarre conclusioni definitive basandosi su un solo caso.
Dal punto di vista dei partiti di centrodestra, ricorda Wolff, l’idea è che lavorando con l’estrema destra su questioni specifiche si riduca l’unicità della loro offerta politica, soprattutto sulle politiche migratorie, e di conseguenza si limiti il loro consenso elettorale.
Questa interpretazione è condivisa, a quanto risulta, anche da Manfred Weber, leader del Ppe al Parlamento Europeo, che pratica una collaborazione mirata su temi come la migrazione. È una strategia definita “collaborazione selettiva” e, secondo chi la sostiene, serve a ridurre l’attrattiva dell’estrema destra.
La linea di Weber e di von der Leyen sulle migrazioni
C’è però un’altra lettura: alcuni temono che collaborare con forze di destra normalizzi il loro discorso e finora li abbia rafforzati. Entrambe le interpretazioni sono presenti nel dibattito europeo e molti politologi di orientamento progressista ritengono valida la seconda ipotesi. Al contempo, osservatori in Paesi come Danimarca e Svezia possono arrivare a conclusioni diverse.
In Danimarca, ad esempio, la premier socialdemocratica Mette Frederiksen ha adottato una politica molto rigida sulla migrazione che ha probabilmente contribuito ad aumentare la sua popolarità. Anche la probabile futura prima ministra svedese, Magdalena Andersson, ha assunto posizioni più dure per sottrarre terreno alla destra. È una questione empirica complessa: secondo Wolff dovrebbe esserci uno spazio di politica migratoria tra la sinistra e l’estrema destra.
Perciò, continua Wolff, il centrodestra dovrebbe formulare una propria politica migratoria, più restrittiva rispetto alla sinistra, e questo sembra ormai un consenso a livello europeo, incluso l’approccio seguito dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Restano però dubbi sul fatto che questa strategia dia risultati duraturi: solo il tempo lo dirà.
‘Operazioni ibride russe realtà quotidiana in Paesi intorno al Baltico’
Sui media internazionali si è discusso anche del possibile ruolo della Russia nell’influenzare il voto. Wolff osserva che, oggettivamente, operazioni ibride russe — a volte quasi di carattere militare — sono ormai eventi ricorrenti nei Paesi lungo il Mar Baltico, compresa la Svezia. È una realtà quotidiana per questi Paesi: non ogni giorno, ma molte volte l’anno.
Su base settimanale, nota Wolff, si registrano incidenti: un cavo sottomarino attaccato; un sottomarino avvistato vicino al porto di Stoccolma che poi scompare; un peschereccio russo che dà fastidio a imbarcazioni svedesi; un drone non identificato sorvola un sito militare, ad esempio nel nord della Germania.
Eventi di questo tipo si verificano con regolarità. I cittadini ne sono consapevoli e mostrano preoccupazione, spesso riconoscendo una responsabilità russa. Se questa preoccupazione si traduca in scelte di voto è difficile da stabilire con precisione, ma è plausibile che temi percepiti come rilevanti influenzino in qualche misura il comportamento elettorale, conclude Wolff.