Dal 16 settembre in Confcom Ascom Servizi padova tre corsi per conoscerla, valutarla, utilizzarla.
Bertin (confcommercio padova): “accompagniamo le imprese in questo non semplice passaggio culturale”
Partiamo da una certezza: secondo l’Istat, nel 2025, il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha utilizzato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l’8,2% del 2024. Questo significa che in un solo anno la quota è quindi raddoppiata.
“Che l‘intelligenza artificiale stia entrando con grande rapidità anche nel mondo delle piccole e medie imprese è un dato di fatto – commenta il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – e questo significa che è in atto un cambiamento che riguarda da vicino il Veneto e, in particolare, un territorio come quello padovano, dove commercio, turismo e servizi rappresentano una componente essenziale dell’economia. Siamo davanti a un’accelerazione evidente e per le PMI venete la questione non è più capire se l’intelligenza artificiale arriverà nelle imprese, ma come utilizzarla bene. Il rischio sarebbe considerarla semplicemente un nuovo software. La vera opportunità è invece inserirla nei processi aziendali delle piccole imprese per far lavorare meglio le persone e rendere le imprese stesse più produttive”.
Oddio, non che la cosa sia facilissima se guardiamo ai “piccoli”. Nel 2025 l’utilizzo dell’IA ha raggiunto infatti il 53,1% nelle grandi imprese, mentre tra le PMI con almeno 10 addetti si ferma al 15,7%. Un divario molto ampio, che può diventare un nuovo fattore di competitività tra aziende grandi e piccole.
“E per il Veneto questo sarebbe un problema – continua Bertin – se consideriamo che la nostra regione ha costruito gran parte della propria forza economica sulle piccole e medie imprese. Per cui non possiamo permettere che la trasformazione digitale diventi un vantaggio riservato soltanto alle organizzazioni che dispongono di grandi strutture informatiche o di importanti capacità di investimento”.
Occorre dunque che le piccole imprese comprendano quanto l’IA possa rappresentare un aiuto concreto ed è per questo che, a partire dal prossimo 16 settembre, Confcom Ascom Servizi Padova, ha organizzato tre corsi (tutti in videoconferenza) dedicati, rispettivamente, ad un percorso operativo per iniziare a usare ChatGPT, un altro per imparare a usare Microsoft Copilot e un terzo destinato a comprendere, con AI Act quali sono gli obblighi principali per le imprese che utilizzano strumenti di Intelligenza Artificiale.
Ma quali sono gli ambiti di intervento possibili dell’IA nel comparto del terziario di mercato? Vediamone qualcuno.
In un hotel, ad esempio, l’intelligenza artificiale può analizzare prenotazioni, provenienza degli ospiti, stagionalità e preferenze, aiutando la struttura a gestire meglio prezzi, occupazione e proposte commerciali. Può supportare le comunicazioni in più lingue o velocizzare alcune risposte.
“Ovvio poi – annota il presidente – che quando l’ospite arriva, la qualità dell’esperienza continua a dipendere dall’accoglienza, dalla capacità di comprendere una richiesta particolare e dal rapporto umano”.
In un’azienda di servizi, l’IA può classificare documenti, predisporre prime bozze, ricercare informazioni, elaborare dati e alleggerire molte attività amministrative ripetitive. Il risultato più interessante non è però avere meno persone, ma consentire a quelle persone di dedicare più tempo alla consulenza, alla soluzione dei problemi e alla relazione con il cliente.
In un’attività commerciale, infine, l’intelligenza artificiale può aiutare a leggere l’andamento delle vendite, prevedere i riordini, organizzare meglio gli assortimenti e rendere più mirata la comunicazione con i clienti. Ma anche in questo caso resta insostituibile la capacità dell’imprenditore e dei collaboratori di consigliare, ascoltare e costruire fiducia.
“Quello che stiamo cercando di fare – sottolinea Bertin – è accompagnare le imprese in questo passaggio culturale che non è nè semplice nè facile, evidenziando come l’intelligenza artificiale sia in grado di togliere tempo alle attività ripetitive per restituirlo alle attività che producono maggiore valore. In un albergo questo significa dare più attenzione all’ospite, in un’azienda di servizi più consulenza, in un punto vendita più relazione con il cliente”.
Certo, gli ostacoli all’adozione non mancano e non sono soltanto di carattere economico. Tra le imprese che hanno valutato l’utilizzo dell’IA senza poi introdurla, l’Istat indica nella mancanza di competenze uno dei principali freni. Seguono incertezza normativa, disponibilità dei dati, privacy e costi.
Ecco perchè per Confcommercio Padova la priorità è quindi quella, attraverso un’adeguata formazione, di accompagnare le imprese in un percorso che parta dall’organizzazione prima ancora che dalla tecnologia.
“E’ una sorta di corsa a tappe – conclude Bertin -. Prima bisogna chiedersi dove l’impresa occupa male il suo tempo, quali attività sono ripetitive, quali informazioni possiede e quali servizi vuole migliorare. Solo dopo sarà in grado di scegliere la tecnologia più adatta. Per commercio, turismo e servizi la prospettiva non è la sostituzione delle persone, ma la loro integrazione con strumenti nuovi. L’intelligenza artificiale può elaborare più velocemente, ma sono ancora le persone a comprendere, decidere, assumersi responsabilità e creare fiducia. La competitività delle PMI venete (e padovane in particolare), passerà dalla capacità di far lavorare insieme queste due intelligenze”.
PADOVA 9 SETTEMBRE 2026
The post PMI E AI: PER L’ISTAT SOLO 1 SU 6 LA UTILIZZA, MENTRE AVREBBE GRANDI POTENZIALITA’ PER COMMERCIO, TURISMO E SERVIZI appeared first on Confcommercio Padova.