Patrizio Bertin (Confcommercio Padova): “Chiediamoci: quanto sono attrattive le nostre imprese per un giovane di 25/30 anni?”
Come se sparisse, ogni anno, una città come Camposampiero.
E’ quello che accade al Veneto, dove il saldo complessivo tra giovani che se ne vanno e giovani che arrivano, registra una perdita secca di 12mila unità.
Tema spinoso e forse male indagato quello della fuga dei giovani dall’Italia.
“Il problema è che siamo portati a credere che sia una questione che riguarda soltanto l’università, le grandi aziende o le multinazionali. Invece riguarda direttamente anche il tessuto economico veneto e padovano, composto in larghissima parte da piccole e medie imprese“.
A rilanciare la questione è Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Padova, che parte dai dati del rapporto CNEL sui giovani italiani all’estero per fare un’analisi.
Intanto il dato “macro”: tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato l’Italia circa 630 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo netto negativo di circa 441 mila persone. Solo nel 2024 ci hanno salutato circa 78 mila giovani. Un fenomeno che interessa in modo particolare il Nord e che per il Veneto assume una dimensione rilevante.
“Il dato che deve richiamare la nostra attenzione – evidenzia Bertin – è che non stiamo perdendo soltanto popolazione giovane. Stiamo perdendo competenze. Il 42,1% dei giovani italiani che emigrano è laureato e in Veneto questa percentuale arriva al 48,1%. Questo significa che quasi un giovane veneto su due che parte possiede un titolo universitario, con tutto quello che ne consegue in termini di formazione a perdere”.
Secondo le stime CNEL, il valore del capitale umano perso dall’Italia nel periodo considerato raggiunge circa 159,5 miliardi di euro, pari al 7,5% del PIL.
“Per il solo Veneto – rimarca il presidente di Confcommercio Padova – la stima è di circa 14,8 miliardi di euro, quasi una Finanziaria! Però sono cifre che meriterebbero una lettura anche dal punto di vista delle imprese perché nei prossimi anni la vera competizione non sarà soltanto per conquistare nuovi clienti, ma per trovare e trattenere persone qualificate”.
Mica facile! Il rapporto del CNEL evidenzia un forte squilibrio proprio in termini di attrattività del Paese: infatti, per ogni giovane proveniente dai principali Paesi avanzati che sceglie l’Italia, circa nove coetanei italiani percorrono la strada opposta. In pratica il Belpaese intercetta appena l’1,9% dei giovani europei e nordamericani che decidono di trasferirsi all’estero.
Si dirà: colpa dei bassi stipendi.
Vero, ma per Confcommercio Padova, tuttavia, è sbagliato ridurre il problema esclusivamente alla questione salariale.
“Certamente le retribuzioni contano – spiega Bertin – ma i giovani guardano anche alle opportunità di crescita professionale, alla meritocrazia, alla qualità del management, alla formazione, alla flessibilità, alla possibilità di assumersi responsabilità e alla qualità della vita”.
Una riflessione che tocca da vicino il sistema delle PMI padovane. Riflette Bertin: “Il refrain è noto: i giovani non vogliono più fare determinati lavori. Però mi chiedo se non sia arrivato il momento di porci anche la domanda opposta: quanto sono attrattive oggi le nostre imprese per un giovane di 25 o 30 anni?”
Ed è qui che, secondo Bertin, le piccole imprese possono però trasformare una debolezza in un vantaggio competitivo.
“Diciamocelo chiaramente: una PMI difficilmente potrà competere con una multinazionale sullo stipendio iniziale, però può offrire qualcosa che spesso le grandi organizzazioni non riescono a dare: rapporti più diretti, responsabilità più rapide, possibilità di incidere realmente sulle decisioni, percorsi professionali meno standardizzati e una maggiore vicinanza tra proprietà e collaboratori”.
E’ una sfida che riguarda in particolare un territorio come Padova e la sua provincia, dove commercio, turismo, servizi e professioni dipendono sempre di più dalla disponibilità di competenze.
“Se vogliamo che Padova e il Veneto continuino a crescere – conclude Bertin – non possiamo limitarci a chiedere ai giovani di restare. Dobbiamo costruire le condizioni perché abbiano convenienza a farlo. E questo significa lavorare insieme su imprese, formazione, casa, servizi e qualità del lavoro. Perché il capitale umano non si trattiene con gli slogan: si trattiene creando opportunità vere”.
PADOVA 8 SETTEMBRE 2026
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