Oltre 50.000 persone sono entrate a Ceuta partendo dal Marocco. Secondo il governo spagnolo la maggior parte ha poi lasciato l’exclave per tornare in territorio marocchino. Il delegato del governo, Miguel Ángel Pérez Triano, ha reso noto che i decessi accertati sono 72.
A Ceuta sono rimasti diversi migranti che cercano di essere ammessi al Centro di accoglienza (Ceti), ormai sovraffollato. Rtve riporta le testimonianze di persone arrivate a nuoto: Muhad, 20 anni, racconta di aver perso un amico di 19 anni, Mohamed, durante l’ultima traversata. Molti hanno tentato di soccorrerlo, ma senza riuscirci, e ci sono state numerose vittime.
Chi è rimasto in città si muove cercando di entrare nel Ceti, spesso senza successo perché il centro è pieno. Intervistati da El País, alcuni migranti mostrano i messaggi sui social che avrebbero suscitato l’esodo di massa, con indicazioni come “la frontiera è aperta” o istruzioni su punti di passaggio.
Tra i residenti si attivano iniziative di aiuto: molti cercano di fornire supporto di prima necessità. Mohamed Ali, cittadino locale, afferma che la comunità cerca di assistere come può perché molte persone arrivano senza accesso a negozi o cibo. Allo stesso tempo, la situazione è complessa a causa dell’alto numero di persone coinvolte.
Alcuni abitanti dichiarano di sentirsi insicuri per l’incertezza su come si evolverà la situazione. Altri chiedono di prestare attenzione ai più vulnerabili: due madri e bambini affamati davanti a un portone suscitano richieste d’aiuto difficili da ignorare. I migranti tendono a evitare le aree controllate dalla polizia e a concentrarsi su colline e zone meno frequentate, dove chiedono cibo e acqua.
I negozi hanno ripreso l’attività, ma alcuni supermercati sembrano aver limitato l’ingresso ai migranti. Muhad dichiara di non essere venuto per rubare, ma per cercare lavoro e ricongiungersi con parenti in Italia e nei Paesi Bassi. Dice di conoscere lo spagnolo e l’italiano e di poter lavorare come imbianchino ed elettricista.
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