Zelensky e Netanyahu da Trump, tutte le ragioni e i risultati dei due incontri secondo gli analisti

Nello stesso giorno due leader si sono recati nello Studio Ovale per incontrare il presidente americano: Volodymyr Zelensky e Benjamin Netanyahu. Washington ha descritto entrambi gli incontri come positivi e produttivi, ma i due capi di Stato avevano obiettivi differenti: Zelensky ha cercato di consolidare il miglioramento dei rapporti con l’amministrazione statunitense, mentre Netanyahu ha tentato di attenuare le tensioni generate dalla guerra con l’Iran.

Alissa Pavia, direttrice associata dei programmi per il Medio Oriente all’Atlantic Council, osserva che gli incontri vanno letti anche in chiave elettorale. Netanyahu, in lieve svantaggio nei sondaggi, ha voluto mostrare di essere il garante della sicurezza di Israele e di mantenere stretti legami con gli Stati Uniti, un messaggio importante per molti elettori israeliani. Allo stesso tempo, secondo Pavia, Trump ha sfruttato l’appuntamento per ribadire la sua immagine di sostenitore di Israele in vista delle elezioni di medio termine in autunno.

Per una parte rilevante dell’elettorato di Trump — evangelici, conservatori e in parte la comunità ebraica — l’essere percepito come amico di Israele resta un elemento centrale. Tuttavia, Pavia sottolinea che oggi Netanyahu ha meno margine per convincere Washington a intraprendere azioni contro l’Iran rispetto a prima del conflitto: gli Stati Uniti appaiono riluttanti a impegnarsi rapidamente in un nuovo conflitto su larga scala dopo i costi politici già sostenuti.

Dal punto di vista di Trump, riaprire un grande conflitto comporterebbe rischi politici immediati; le priorità americane sono per ora la riapertura dello Stretto di Hormuz e la stabilità dei mercati energetici, prima di affrontare nuovamente il dossier nucleare iraniano. Allo stesso tempo, Washington ha interesse a evitare che Israele decida di attaccare unilateralmente l’Iran. Le divergenze tra i due leader rimangono: Trump ha limitata capacità di imporre comportamenti a Netanyahu e, sebbene sia riuscito a contenerne alcune azioni, non può sempre impedirle.

Per un presidente abituato a presentarsi come l’ultimo decisore, c’è la consapevolezza dei limiti dell’influenza anche nei confronti di un alleato come Israele, dove gli interessi dei due leader non sempre coincidono: Trump tende a evitare un’escalation regionale, mentre Netanyahu può avere interesse a un clima di crisi. Sul fronte ucraino, invece, la dinamica è diversa: i rapporti tra Zelensky e Trump sono progressivamente migliorati rispetto a febbraio 2025, quando Trump aveva allontanato l’allora presidente ucraino dallo Studio Ovale.

Secondo Elisa Pagan, analista indipendente di sicurezza transatlantica con base a Washington, la relazione è cambiata dopo la svolta avvenuta in Vaticano nell’aprile 2025. Il clima è ora più collaborativo: Zelensky ha definito l’incontro positivo e Trump si è mostrato disponibile all’ipotesi che l’Ucraina possa produrre autonomamente sistemi di difesa aerea Patriot.

Pagan sottolinea inoltre che una parte dell’ambiente Maga si è spostata a favore di Kiev, citando l’esempio di figure influenti che hanno iniziato a sostenere gli ucraini. Questo riallineamento contribuisce a un supporto bipartisan negli Stati Uniti e rende più agevole per Trump un’apertura verso l’Ucraina. Tuttavia, l’analista avverte che un cessate il fuoco rimane distante: nonostante dichiarazioni ottimistiche, sul terreno le posizioni di Mosca e Kiev restano distanti e un’intesa di principio non si è ancora trasformata in negoziato concreto.

Gli osservatori temono che i due conflitti possano convergere in una sfida comune per la Casa Bianca. Un punto potenzialmente critico è il Mar Caspio: l’attacco ucraino al cargo iraniano Ana è stato visto come un salto di escalation. Tehran e Mosca parlano di merci civili, mentre Kiev sostiene che la nave trasportasse droni e missili destinati all’esercito russo. Alcuni analisti ritengono che l’Iran potrebbe reagire con mosse diplomatiche, come il riconoscimento della Crimea e del Donbass come territori russi, una posizione finora evitata.

Secondo gli esperti, Kiev potrebbe cercare di dimostrare capacità militari e avvicinarsi alla linea anti-Iran promossa da Trump, ma corre il rischio di ampliare il conflitto invece di isolare il sostegno iraniano a Mosca. Jennifer Kavanagh, senior fellow e direttrice delle analisi militari presso Defense Priorities, avverte che l’attacco dell’Ucraina a un’imbarcazione iraniana nel Caspio dovrebbe preoccupare seriamente i responsabili politici statunitensi. Kavanagh ritiene che Zelensky stia tentando di collegare i due fronti per coinvolgere più direttamente gli Stati Uniti e l’Europa: se si presenta come un attore nella potenziale contrapposizione Usa-Iran, spera di ottenere un maggiore impegno americano anche sul fronte ucraino. (Di Iacopo Luzi)