Iran-Usa, Trump: “Negoziati con Teheran, buone chance di accordo”

Gli Stati Uniti e l’Iran affermano di aver avviato colloqui volti a trovare un accordo, secondo quanto dichiarato dal presidente Donald Trump. Il presidente ha annunciato la ripresa di negoziati “dietro le quinte”, mentre Teheran non ha fornito conferme ufficiali e mantiene una posizione formalmente rigida. Di fatto, gli attacchi si sono fermati da tre giorni, un elemento che può essere interpretato come un segnale favorevole a una soluzione diplomatica. “Sono in corso amichevoli negoziati con l’Iran”, ha detto Trump in Michigan durante un comizio, sottolineando che senza una linea dura gli Stati Uniti non avrebbero ottenuto questi colloqui e ribadendo che non può essere permesso all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Una fonte dell’amministrazione citata dall’emittente israeliana Kan definisce le trattative “in una fase seria”; Washington e Teheran si sono scambiate proposte, ma un accordo non è ancora vicino.

“Vediamo cosa succede, credo ci sia una buona possibilità che qualcosa possa accadere. Se non dovesse succedere, torneremo alle azioni che facevamo giorni fa”, ha aggiunto Trump, descrivendo un approccio a due binari: continuare il dialogo ma essere pronti a riprendere i raid se i negoziati si arenano. Secondo il presidente, sono stati gli iraniani a chiedere una sospensione per negoziare: “Hanno detto molto gentilmente, ‘per favore fermatevi e incontriamoci’. L’unica ragione per cui vogliono incontrarci è perché li stiamo colpendo duramente”, ha detto.

Nessun accordo: possibile ritorno ai raid

Trump ha avvertito che se la via diplomatica non darà risultati si tornerà “a un’azione militare molto forte”. Alla domanda su quanto tempo intende lasciare alla diplomazia, il presidente ha risposto che non ci sarà molto tempo: “O va in porto rapidamente o non va affatto”. I negoziati sono condotti principalmente dall’Iran e dall’Oman, con il coinvolgimento attivo anche di Qatar, Pakistan ed Egitto, oltre agli inviati del presidente, Steve Witkoff e Jared Kushner. Trump ha inoltre affermato che diversi interlocutori legati all’Iran gli hanno chiesto di non ricorrere al fuoco: “Tutte le persone che hanno a che fare con l’Iran mi hanno chiesto ‘non sparare'”.

Smentendo interpretazioni alternative, il presidente ha escluso che la sospensione degli attacchi sia dovuta a carenze di munizioni o sistemi Patriot. “Abbiamo un sacco di munizioni, siamo messi bene, ma su alcune delle cose più sofisticate ovviamente vorremmo averne di più”, ha dichiarato, aggiungendo che molte risorse sono state fornite all’Ucraina e criticando la gestione del suo predecessore Joe Biden.

A Washington è arrivato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che dovrebbe consegnare a Trump elementi di intelligence volti a documentare che l’Iran non ha rinunciato alle ambizioni nucleari. Trump ha affermato che, a suo dire, senza la sua presidenza l’Iran avrebbe già avuto armi atomiche e che Israele sarebbe stato in pericolo. Pur riconoscendo che il rapporto con Netanyahu ha subito tensioni negli ultimi mesi, soprattutto a causa dei raid israeliani in Libano, il presidente ha detto che tra i due paesi permangono stretti rapporti nonostante alcune differenze.

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