Un quarto posto che vale un Mondiale: il bilancio di Giorgio Sabbadin

Si è chiusa sabato scorso, 18 luglio, a Porto San Giorgio, l’avventura di Giorgio Sabbadin agli Europei Under 18 maschili, dove il Responsabile Tecnico dell’Accademia Kioene Pallavolo Padova ha vestito i panni di secondo allenatore nello staff di Vincenzo Fanizza, accompagnando gli azzurrini in una rassegna continentale conclusasi al quarto posto, dopo una semifinale persa al tie-break contro la Francia e una finale per il bronzo che ha visto l’Italia cedere alla Bulgaria. Un percorso fatto di alti e bassi, come spesso accade in un torneo così breve e intenso, e che per Padova ha avuto un sapore ancora più speciale, con un atleta del settore giovanile bianconero, Gianmarco Pesce, a condividere con Sabbadin questa esperienza internazionale.

Un piazzamento che, al di là del rammarico per un podio sfiorato, porta con sé anche un valore aggiunto importante. Il percorso fino alla semifinale ha infatti permesso alla Nazionale di conquistare la qualificazione al prossimo Mondiale di categoria, regalando a questo gruppo di ragazzi un’ulteriore occasione internazionale per proseguire il proprio percorso di crescita.

Ora che il torneo è alle spalle, abbiamo raccolto le impressioni a caldo del coach.

Con qualche giorno di distanza, come descriveresti questa esperienza agli Europei?
“È stata un’esperienza intensa e formativa, sia dal punto di vista tecnico che da quello emotivo. Il nostro percorso è iniziato il 2 giugno, con il primo collegiale, ed è terminato il 18 luglio, con la finale per il terzo e quarto posto. La priorità, fin dall’inizio, è stata quella di costruire un gruppo solido, considerando che dieci atleti su quattordici erano alla loro prima esperienza internazionale, e capire a che punto fossimo rispetto ai nostri coetanei europei” racconta Sabbadin.

Cosa ti porti a casa dal lavoro fianco a fianco con Fanizza e con lo staff azzurro?
“Mi porto a casa il grande volume di lavoro svolto e la mentalità di sacrificio nel mettere le esigenze della squadra davanti a quelle personali. Mi porto a casa, soprattutto, le relazioni costruite e lo scambio di idee con uno staff fatto di persone professionali e appassionate” spiega il coach.

Il quarto posto è un risultato che un po’ brucia. Come lo elabori?
“Quando si indossa la maglia della Nazionale si lavora sempre per andare a medaglia. Noi l’abbiamo sfiorata, con una semifinale persa al tie-break, e forse brucia anche per questo” spiega Sabbadin. “Alla vigilia dell’Europeo eravamo consapevoli che, considerando il valore degli avversari, arrivare in semifinale sarebbe già stato un ottimo risultato. Siamo molto orgogliosi di come ci siamo arrivati, un cammino fatto spesso di rimonte e vittorie di carattere con Serbia, Finlandia, Slovenia e Turchia, di prestazioni solide con Grecia e Islanda, e di gare, come quelle con Polonia e Francia, in cui la squadra è scesa in campo con il giusto atteggiamento ma non è riuscita a capitalizzare il vantaggio creato, un po’ per inesperienza e un po’ per merito degli avversari. Nella finale per il terzo e quarto posto siamo arrivati leggermente scarichi, perché per mantenere quel livello, nelle otto gare precedenti, abbiamo sempre giocato un po’ sopra i nostri limiti, e di fronte avevamo una Bulgaria che con la sua fisicità a muro ci ha messo in difficoltà”.

Sabbadin aggiunge poi una riflessione più ampia sul percorso del gruppo. “Va fatta anche una considerazione sul cammino di questi atleti. Per lo più abbiamo giocato sempre con lo stesso sestetto, ma di questi sei titolari, tre sono ragazzi di un anno più giovani rispetto alla categoria, e nelle rispettive società giocano in un ruolo diverso oppure giocano poco in campo. Altri due, invece, hanno cambiato ruolo proprio a inizio giugno. Ma soprattutto, l’intero gruppo ha avuto modo di vivere momenti da protagonista in campo, e questo certifica come la grande disponibilità e la mentalità di questi ragazzi abbiano fatto da volano per un processo virtuoso, iniziato con i collegiali durante l’anno e affinato nell’ultimo mese. Il valore e il grande insegnamento che ci lasciano questi ragazzi è che con la tenacia e le idee chiare, gli avversari si possono sempre mettere in difficoltà”.

Cosa cambia, per il tuo lavoro quotidiano a Padova, dopo un’esperienza come questa?
“Qualcosa, dal punto di vista degli spunti di lavoro, cambia sempre, come mi è successo anche dopo altre esperienze simili, un po’ perché la pallavolo si evolve e cambia le proprie sfumature nel tempo, un po’ perché per la crescita personale è necessario modificare qualcosa nell’approccio o nel metodo. Cambierò sicuramente qualche spunto nel metodo, ma non credo tradirò troppo me stesso” conclude Sabbadin su questo fronte.

A chiudere il racconto, un ricordo che resterà impresso più di altri.

“La rimonta con la Francia, dal 22 a 16 con la vittoria di quel quarto set. Lì si è visto davvero di cosa sono capaci questi ragazzi” ricorda Sabbadin.

A Giorgio vanno i complimenti di tutta la Pallavolo Padova, per un’esperienza vissuta con la stessa dedizione che porta ogni giorno nel lavoro con il settore giovanile bianconero.

Irene Beccaro
Ufficio Stampa Accademia Kioene Pallavolo Padova

(Pallavolo Padova)