Il Consiglio dell’Unione europea ha deciso oggi di imporre sanzioni a sei nuove persone ritenute responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran. Tra queste figurano cinque giudici dei tribunali rivoluzionari regionali che hanno presieduto processi contro minoranze religiose e oppositori politici, inclusi procedimenti contro la premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, basati su accuse vaghe legate alla sicurezza nazionale o a motivazioni religiose.
I magistrati in questione hanno emesso sentenze che hanno comportato la pena di morte, lunghe detenzioni, fustigazioni, multe e altre sanzioni nei confronti di dissidenti e attivisti per i diritti umani, anche in relazione alle proteste del 2022 del movimento “Donna, Vita, Libertà” seguite alla morte di Mahsa Amini.
Il Consiglio ha inoltre sanzionato Nima Salehi, un hacker e ingegnere informatico iraniano, noto come fondatore e figura di rilievo del gruppo informatico Ashiyane.
Ashiyane Digital Security è indicata come strettamente collaborante con la Polizia informatica (FATA) e con i Guardiani della Rivoluzione, ed è ritenuta responsabile di attacchi informatici intensi rivolti contro oppositori interni e contro istituzioni estere.
Con questi provvedimenti le misure restrittive per violazioni dei diritti umani in Iran riguardano ora complessivamente 269 persone e 53 entità. Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni, divieti di viaggio verso l’UE e il divieto di fornire fondi o risorse economiche alle persone inserite nella lista.
Rimane inoltre in vigore il divieto di esportare verso l’Iran apparecchiature che potrebbero essere impiegate per la repressione interna, incluse tecnologie per il monitoraggio delle telecomunicazioni.